Monseñor Álvaro Ramazzini denuncia amenazas de muerte

Obispo de la Diócesis de Huehuetenango envía mensaje de audio al pueblo sobre su situación de inseguridad personal.

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mons. Alvaro Imeri Ramazzini
Fonte: da "El Periòdico" 15-11-2018

El Obispo de la Diócesis de Huehuetenango, monseñor Álvaro Ramazzini, ha denunciado por medio de un audio haberse enterado de que personas que objetan su postura sobre proyectos hidroeléctricos, estarían planeando hacer algo físico en contra suya e incluso lincharlo.

“Entiendo que viene de parte de este grupo, entonces yo recibí la información de que querían hacer algo en contra de mi persona… hablaban, no lo sé, de lincharme, de aprehenderme, golpearme y entonces dije prefiero mejor que no pase y espero que Dios los ayude…”, explicó en la grabación.

El prelado expuso en el mensaje que si el problema de esas personas es la Ley de Electricidad, pues que le pidan a los diputados modificarla, pero que en este momento él prefiere entonces no estar presente en la sede parroquial de San Mateo Ixtatán y que así se lo comunicó al párroco.

Questa la traduzione automatica con traduttore Google

Il vescovo della diocesi di Huehuetenango invia un messaggio audio alla gente sulla sua situazione di insicurezza personale.

Il vescovo della diocesi di Huehuetenango, monsignor Álvaro Ramazzini, ha denunciato attraverso una dichiarazione audio che le persone che si oppongono alla sua posizione nei progetti idroelettrici, avrebbero intenzione di fare qualcosa di fisico contro di lui e persino di linciarlo.

“Capisco che provenga da questo gruppo, quindi ho ricevuto l’informazione che volevano fare qualcosa contro di me … hanno parlato, non so, per linciami, per arrestarmi, colpirmi. Ho detto che sarebbe meglio che ciò non accada e spero che Dio li aiuti… “, ha spiegato nella registrazione.

Il presule ha spiegato nel messaggio che se il problema di queste persone è la legge dell’elettricità, allora chiedano ai deputati di modificarlo, ma in questo momento preferisce non essere presente nella sede parrocchiale di San Mateo Ixtatán e questo lo ha comunicato parroco.

Este es el audio:

Il presidente del Guatemala è sempre più impopolare

da “Internazionale” del 21 settembre 2018

Jimmy Morales non rinnoverà il mandato alla commissione internazionale istituita per contrastare la corruzione nel paese. Una decisione che ha scatenato molte proteste

Jimmy Morales, il presidente del Guatemala, si sente forte. Ha il so­stegno di molti imprenditori, di una parte dei militari e della cosiddetta stampa alle dipendenze del corruttore della politica, l’imprenditore Àngel Gonzàlez. Ma le sue iniziative ammantate di autorita­rismo dimostrano solo la sua profonda de­bolezza. E nel frattempo la sua impopolari­tà aumenta.

Il 31 agosto Morales ha annunciato con un anno di anticipo che non rinnoverà il mandato alla Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala (Cicig), un organismo internazionale indipendente creato nel 2007 con un accordo tra il gover­no guatemalteco e le Nazioni Unite. Mora­les era circondato da militari e poliziotti in uniforme, e davanti agli uffici della Cicig si erano appostati veicoli militari donati dagli Stati Uniti. L’immagine ha fatto molto di­scutere per la sua aria minacciosa. Il 3 set­tembre alcuni dipendenti della Direzione per la migrazione, un ufficio del ministero dell’interno, hanno fatto trapelare un docu­mento che vietava al commissario capo del­la Cicig, il colombiano Ivan Velàsquez, di rientrare nel paese. Il giorno dopo Morales ha spiegato che Velàsquez, all’estero per lavoro, non poteva tornare in Guatemala perché era considerato una minaccia per la sicurezza nazionale. Poi ha chiesto ad Anto­nio Guterres, segretario generale dell’Onu, di designare un sostituto.

Dopo il discorso di fine agosto Morales ha abbandonato la sala lasciando alla mini­stra degli esteri, Sandra Jovel, il lavoro spor­co. Jovel ha parlato di presunte illegalità commesse dalla Cicig per spiegare la deci­sione di revocare il mandato e di ordinarel’espulsione del commissario, all’estero per un viaggio di lavoro. Secondo un sondaggio recente la decisione del governo è impopo­lare. Il 67 per cento degli intervistati pensa che il problema principale del paese sia la corruzione, e otto persone su dieci conside­rano il Guatemala corrotto. Il 64,3 per cento è contrario alla decisione del presidente e il 65 per cento ritiene che il mandato della Ci­cig non sia stato rinnovato soprattutto per­ché “non conviene al governo”.

Prova di forza

Questi risultati si riflettono nel malconten­to sempre più forte dei cittadini. A Quetzaltenango, nell’ovest del paese, Mo­rales non ha potuto inaugurare la festa per il 1970 anniversario dell’indipendenza per­ché ancora prima del suo arrivo era chiaro che la sua presenza non era gradita. Dal 10 settembre ci sono state varie manifestazio­ni contro il governo: le autorità indigene di Sololà, il comitato di sviluppo contadino (Codeca), gli studenti dell’Universidad de San Carlos e alcune organizzazioni religio­se di base hanno protestato in tutto il paese.

Il 12 settembre a Città del Guatemala, sempre in occasione della festa dell’indipendenza, il presidente si è circondato an­cora una volta dell’esercito. Le forze specia­li della guardia presidenziale, armate con fucili d’assalto, hanno circondato il palazzo del parlamento. I militari erano affiancati da più di duemila agenti della polizia fatti arrivare nella capitale su ordine del gover­no, a discapito della sicurezza di tutti gli al­tri dipartimenti. Con i suoi provvedimenti autoritari, Morales sta cercando senza suc­cesso di dimostrare la sua forza. In realtà non è un presidente forte, ma piuttosto un leader che usa la forza. ♦_/?•

Da sapere

La decisione della corte

♦ Il 17 settembre 2018 la corte costituzionale ha ordinato al presidente Jimmy Morales di autorizzare l’ingresso nel paese di Ivan Velàsquez, capo della Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala (Cicig). Morales gli aveva negato l’accesso all’inizio di settembre. Il governo, però, ha fatto sapere che non rispetterà l’ordine della corte. La Cicig, un organismo internazionale indipendente creato nel 2007, ha accusato il presidente e alcuni suoi familiari di pratiche illecite. Bbcmundo

Prosegue la marcia degli honduregni verso gli USA. Trump: l’esercito chiuderà le frontiere

Agenzia Fides, 20/10/2018

San Cristóbal de las Casas (Agenzia Fides) – Circa 10mila honduregni sono arrivati ieri, 19 ottobre, al confine con il Messico provenienti dall’Honduras. Il governo messicano aveva annunciato, come quelli di El Salvador e Guatemala, che non avrebbe permesso attraversare il confine ai migranti honduregni in fuga dall’ingiustizia, dalla violenza e dalla corruzione che dilagano nel loro Paese.
Parole di gratitudine al popolo guatemalteco sono state rivolte dai migranti honduregni per l’aiuto e la solidarietà ricevuta dai guatemaltechi mentre la marcia – diretta negli USA – attraversava il loro Paese. La Chiesa cattolica e le organizzazioni della società civile pro-migranti hanno offerto assistenza, affetto, cibo e riparo alla moltitudine di honduregni che continuano il loro viaggio verso nord (Vedi Fides 17/10/2018).
In particolare, le comunità ecclesiali di Tapachula, di Tuxtla, del Chapas e di altre regioni del Messico meridionale – riferisce una nota del CELAM pervenuta all’Agenzia Fides – si sono mobilitate per assicurare ai partecipanti alla marcia cibo, vestiario, sostegno e riparo.

Portando la bandiera dell’Honduras e cantando l’inno nazionale, scandendo pacifici slogan per richiedere di non fermare il transito, uomini donne e bambini e anche alcuni disabili di diversi dipartimenti dell’Honduras avevano fatto una sosta davanti alla frontiera tra Guatemala e Messico. Poi, il confine di Tecum Uman si è aperto davanti a loro.
Adesso l’attraversamento dei territori messicani dipenderà ancora dalla carità, dalla solidarietà e dall’aiuto di istituzioni e organizzazioni umanitarie locali. Cibo, vestiti e assistenza sono necessari per la sopravvivenza dei migranti honduregni in cammino.

Secondo le agenzie locali,le autorità messicane avevano inviato elementi dell’Esercito al confine di Tapachula, dove un gruppo consistente di migranti si era fermato per chiedere il passaggio umanitario diretto agli Stati Uniti. Ci sono stati momenti di tensione quando, per disperdere il gruppo, le forze armate hanno lanciato gasi lacrimogeni. In ogni modo il governo messicano ha annunciato il rilascio di una sorta di documento-lasciapassare per i migranti honduregni di passaggio in modo da controllare il flusso. In precedenza, organi governativi messicani avevano dichiarato che i migranti honduregni erano entrati in Messico “con la forza”.
La diocesi di San Cristóbal de las Casas ha emesso un comunicato in solidarietà con i migranti e ha chiesto ai governi il rispetto dei diritti umani e la protezione contro la tratta di esseri umani. Nel contempo, ha invitato la popolazione a fornire tutta l’assistenza possibile con vestiti, cibo e riparo per i migranti.

Mentre rimane ancora molta distanza da percorrere, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha già preannunciato di voler chiudere il confine con il Messico e inviare soldati per fermare la carovana di migranti. “Devo, nei termini più forti, chiedere al Messico di fermare questo assalto, e se non può – ha scritto Trump via twitter – chiamerò l’esercito statunitense a chiudere le nostre frontiere meridionali”.

Di nuovo in Guatemala

Dal 26 ottobre al 4 novembre saremo nuovamente in Guatemala per incontrare gli amici del “Comedor Infantil-Casa 4 luglio” e per seguire due progetti a cui teniamo molto: portare musica di qualità ed emozioni tramite la chitarra, la professionalità e la manualità di Massimiliano Alloisio e per seguire i lavori di un reportage fotografico che abbiamo commissionato a Giuseppe Dezza, fotografo con anni di esperienza in Salvador, perché è arrivato il momento di raccontare con immagini dove cooperiamo, con chi e perché.
Con Massimiliano Alloisio (comincia i suoi studi musicali di chitarra classica col Maestro Franco Brambati, approfondendo le tematiche della chitarra flamenca col Maestro Juan Lorenzo. Segue seminari coi Maestri Oscar Herrero, Miguel Rivera, José Postigo e Maurizio Colonna. Particolarmente attratto dalla composizione e dall’arrangiamento, si laurea all’Università di Pavia in Musicologia) andremo a regalare musica ed emozioni a 1000 metri nella comunità de El Bosque dove si coltiva caffè (qui da un anno, insieme alla Cooperativa Shadilly, alla Cooperativa Mondosolidale, all’associazione la Giostra del Sorriso e l’APS Presi nella Rete, finanziamo un piccolo ambulatorio che garantisce quotidiani servizi infermieristici e medici), ad Incontrare gli studenti dell’Università PanAmericana e i bambini, le mamme e i loro fratelli che seguiamo nel Comedor e che vivono nella Baraccopoli di Santa Gertrudis.
Sarà un piccolo viaggio, il secondo di quest’anno, per continuare ad esserci e contribuire a far crescere la cultura della solidarietà, del dono e della condivisione in un paese, il Guatemala, dove siamo presenti da 20 anni.
Se vi va vi terremo aggiornati e…buona giornata da Elisa, Giulia, Renza, Andrea e Ruggero (Volontari AINS onlus)

I Vescovi invitano a evitare violenza e sangue

Città del Guatemala (Agenzia Fides) – Come altri paesi dell’America latina, anche il Guatemala celebra la festa dell’indipendenza nazionale domani, 15 settembre. Nell’occasione la Conferenza Episcopale del paese (CEG) ha pubblicato un Messaggio nel contesto del “Mese della Patria”. Prendendo spunto dal versetto del libro dei Proverbi (1,8) “Ascolta, figlio mio, l’istruzione di tuo padre e non disprezzare l’insegnamento di tua madre”, i Vescovi invitano a riflettere su come rispondere in modo responsabile all’insegnamento di quanto ereditato, cioè “come vivere dinanzi a Dio le nostre responsabilità civili, affinché la giustizia e la pace diventino la base per convivere come popolo”.
Descrivendo la situazione reale, nel messaggio, pervenuto a Fides, scrivono: “In questi giorni viviamo momenti di tensione e confronto a causa di due decisioni dell’Esecutivo: il mancato rinnovo del permesso di soggiorno alla Commissione Internazionale contro l’Impunità in Guatemala (CICIG), e il divieto di reingresso a Ivan Velasquez, membro delle Nazioni Unite a capo della CICIG”.
I due fatti hanno diviso non solo l’opinione pubblica ma il paese intero, per questo i Vescovi propongono: “E’ necessario che la via del confronto sia superata con la promozione di un serio dialogo, per applicare il diritto ed esercitare la giustizia, come suggerito dal Procuratore nazionale”.
“Chiediamo a tutti di evitare la violenza e di far scorrere il sangue” scrivono i Vescovi, che sottolineano: “La lealtà di cui parla la Scrittura, significa rispetto per la legge. Nessuno è superiore alla legge, è un chiaro principio che coinvolge tutti”.
I Vescovi concludono invitando a celebrare il 15 settembre anche Nostra Signora dei Dolori, di cui ricorre la festa liturgica, chiedendo la forza di amare il Guatemala e servirlo nella verità e nella giustizia, non cercando il conflitto per risolvere i problemi.
La situazione in Guatemala ha causato preoccupazione anche a livello internazionale: “Esprimiamo il nostro dispiacere per la decisione sovrana del governo del Guatemala di non rinnovare il mandato della Cicig”, si legge nella nota che, a nome del gruppo delle Nazioni Unite denominato “G13”, è stata firmata da Canada, Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia, Svizzera e Unione Europea.
Il documento ricorda “il vitale lavoro che la CICIG svolge nella lotta contro la corruzione e l’impunità, e l’importanza che possa continuare in questo lavoro fino alla fine del mandato”. I firmatari “riconoscono e apprezzano la leadership del commissario Velazquez”, rammaricandosi per la decisione di non farlo rientrare nel paese. Si tratta di un “passo indietro nel rafforzamento delle istituzioni guatemalteche”, scelta considerata al tempo stesso un “mancato compimento dell’accordo sottoscritto tra il Guatemala e l’Organizzazione delle Nazioni Unite”.
(CE) (Agenzia Fides, 14/09/2018)

Eruzione del vulcano del Fuego

 Città del Guatemala (Agenzia Fides) –  4 giugno 2018

Almeno 25 persone sono morte, 20 sono rimate ferite e 1 milione e 700 mila che vivono nella zona sono interessate in qualche modo dall’eruzione del vulcano del Fuego in Guatemala, 40 km a sud ovest della capitale. Questa eruzione, verificatasi ieri pomeriggio, ora locale, è la seconda registrata quest’anno. La prima ha avuto luogo il 1° febbraio, e il vulcano ha avuto allora 20 ore di attività. Secondo le informazioni ricevute dall’Agenzia Fides, il Coordinatore nazionale per la riduzione dei disastri del Guatemala (Conred), ha dichiarato che tra le 20 persone le ferite ci sono 12 bambini, quattro con ustioni di terzo grado. Ha inoltre confermato che nella zona interessata dal fenomeno vivono 1,7 milioni di persone.
Sergio García, direttore del Conred, ha dichiarato che la comunità di El Rodeo è stata una delle più danneggiate, perché è stata sepolta dalla lava e dalle ceneri: “Abbiamo persone scomparse, ma non sappiamo quante siano, perché il conteggio si sta facendo con le comunità”. Il governo del Guatemala, nelle prime ore di oggi, 4 giugno, ha decretato lo stato di calamità pubblica nei dipartimenti di Chimaltenango, Escuintla e Sacatepéquez, i più colpiti dall’eruzione del vulcano del Fuego. Inoltre è stato dichiarato il lutto nazionale per tre giorni in tutto il territorio del Guatemala.
Più di 3.100 persone sono state evacuate e portate in diversi centri nel pomeriggio di domenica 3 giugno, oggi i lavori di soccorso continuano. Tra le azioni già avviate oltre alla ricerca e alla localizzazione delle persone scomparse e all’allestimento di 3 centri di accoglienza nel dipartimento di Escuintla, viene fornita assistenza alle persone ferite, si valutano i danni e si analizzano i bisogni nelle aree colpite, con la mobilitazione delle squadre di pronto soccorso, tra le altre cose. Caritas Guatemala ha lanciato una campagna di aiuti a favore delle vittime: “dobbiamo unirci e aiutare coloro che soffrono per l’eruzione del vulcano di fuoco. Abbiamo bisogno di aiuti con cibo non deperibile, kit di pulizia e igiene personale … le nostre porte sono aperte da questo momento”.

 

Uccidono un altro capo indigeno contadino in Guatemala, il secondo in due giorni

da www.eldiaro.es
10 maggio 2018
Uccidono un altro capo indigeno contadino in Guatemala, il secondo in due giorni

Il Comitato Contadino dell’Altipiano del Guatemala oggi ha condannato l’assassinio del suo leader José Can Xol, il secondo contadino indigeno assassinato negli ultimi due giorni.
Il comitato ha detto che giovedì mattina Can Xol è stato ucciso con un’arma da fuoco a Choctún Basilá, un villaggio nel dipartimento di Alta Verapaz.
Questo è il secondo omicidio di un leader contadino indigeno questa settimana, dopo che ieri, mercoledì, uno dei leader del Comitato per lo sviluppo dei contadini, Luis Arturo Marroquín, è stato assassinato.
Marroquin, 47, difensore dei diritti umani e membro del nucleo della leadership del Comitato, è stato “vile” ucciso Mercoledì alle 9.00 ora locale (15.00 GMT), dopo aver ricevuto “diverse ferite da proiettile nella parte posteriore”.
Presumibilmente, una macchina nera lo seguiva da quando ha lasciato Jalapa su un autobus pubblico e l’arrivo al San Luis Jilotepeque giù da trasporto per fare copie di un documento in una raccolta dal parco centrale, dove è stato assassinato “due uomini” con la faccia coperto.
Marroquín, lasciando cinque bambini orfani, era il coordinatore organizzativo e politico per la regione orientale del paese nel Comitato e le principali lotte erano la difesa dei diritti umani, l’accesso alla terra, i diritti del lavoro, la difesa del territorio e il requisito per la nazionalizzazione di servizi e beni privatizzati.

Guatemala, muore l’ex dittatore Efrain Rios Montt: fu condannato per genocidio

da “Il Messaggero” domenica 1 aprile 2018
È morto per un infarto all’età di 91 anni l’ex dittatore guatemalteco, Efrain Rios Montt – riconosciuto colpevole del massacro di oltre 1700 indigeni della comunità Maya. Al potere dal 1982 al 1983 dopo un colpo di stato, nel 2013 fu condannato a 50 anni per genocidio e crimini contro l’umanità per il massacro di 1.741 indigeni Ixil Maya da parte delle forze di sicurezza sotto il suo comando. La Corte costituzionale del Guatemala, però, ha annullato la sentenza di condanna e ha ordinato un nuovo processo.

Sostenuto dalla locale Democrazia cristiana, fu eletto presidente nel 1974, ma venne subito deposto dai militari e Kjell Eugenio Laugerud García prese il suo posto. Tornò al potere nel 1982 grazie ad un colpo di stato, come scrive Wikipedia, mettendo fuori legge i partiti. Nel 1983 fu nuovamente deposto da un ennesimo golpe. Nell’ottobre 1990 la Corte Costituzionale escluse la sua candidatura, ma al secondo turno delle elezioni, tenutosi nel 1991, il vincitore fu uno dei suoi uomini, Jorge Serrano Elìas del Movimento per l’azione e la solidarietà (MAS), deposto nel 1993 dopo aver tentato di sciogliere il Parlamento e la corte suprema.

Nel 1994 il Fronte repubblicano di Rìos Montt vinse le elezioni politiche e nel gennaio 1995 il generale fu eletto presidente del Parlamento. Le presidenziali del 1996 decretarono la vittoria di Alvaro Arzù, dal momento che la candidatura di Rìos Montt era stata impedita in quanto ex-golpista, e anche il suo prestanome, Portillo, era stato sconfitto. L’11 maggio 2013 viene condannato ad 80 anni di carcere per il genocidio commesso nei confronti della comunità maya.

La denutrizione colpisce la metà dei bambini con meno di 5 anni

(13/2/2018 Agenzia Fides)

Quetzaltenango – Il fenomeno della denutrizione infantile continua ad essere tra le principali emergenze che affliggono il Guatemala. Gli ultimi dati, appena pubblicati, registrano che nel 2017 l’80% delle morti tra i più piccoli prima di aver compiuto i 2 anni di vita, è stata causata della denutrizione acuta. Nonostante i programmi adottati dal governo e da altre istituzioni locali, al 23 dicembre del 2017 sono morti 111 bambini guatemaltechi a causa della mancanza di generi alimentari. Ventana de los Mil Días è uno di questi programmi, voluti dal governo del Partito Patriota, denominato così proprio perché mille sono i giorni più importanti per la sopravvivenza di un bambino a partire dai 270 di gestazione media più altri 730 di vita dopo la nascita.
Nel 2017 nel Paese erano registrati 2 milioni 737 mila bambini tra 0 e 5 anni, secondo l’Indice demografico dell’Istituto Nazionale di Statistica, e il gruppo di minori colpiti da denutrizione acuta era dello 0.7%, secondo lo Studio sulla Salute Materno Infantile. Dai dati registrati emerge che 19 mila 160 bambini fossero in quelle condizioni, tuttavia il numero calcolato dalla Segreteria sulla Sicurezza Alimentare e Nutrizionale (Sesán) e il Ministero della Sanità registrano 12 mila 281 casi, un “calo” sia pure lieve, rispetto ai 13 mila 418 bambini colpiti nel 2016.
Per far fronte al fenomeno, Caritas Guatemala ha in corso dal 2015 il progetto “Ridurre la denutrizione infantile in quattro municipi di Quetzaltenango e Sololá” del quale beneficiano 1075 famiglie. Tra gli obiettivi specifici sono previsti l’aumento del consumo calorico proteico e di generi alimentari di alto valore nutrizionale in bambini, donne che allattano, incinte e in età fertile, oltre alla riduzione dell’incidenza di malattie prevalenti come diarrea e malattie respiratorie in minori di cinque anni.
In Guatemala il 46.5% dei bambini con meno di 5 anni soffre di denutrizione. Secondo la proiezione demografica, un milione 272 mila bambini sono condannati a non raggiungere il loro potenziale fisico e intellettuale.

Rete Solidarietà Italia Guatemala