Hogar del niño minusvalido: una mano tesa verso i piccoli disabili

Quetzaltenango (Agenzia Fides) – L’Hogar del niño minusvalido (Casa del fanciullo portatore di handicap), inaugurato nel 1989 nella città di Quetzaltenango, ospita bambini non vedenti, sordi, con gravi forme di ritardo mentale e altre disabilità. “Attualmente sono 71 i piccoli che seguiamo” racconta a Fides padre Gian Luigi Lazzaro, missionario francescano, da 30 anni in Guatemala. “Non si tratta di un ospedale, ma di una vera e propria comunità dove, oltre a cibo, alloggio, cure e terapie di recupero, i piccoli ricevono anche tanto affetto, si sentono al sicuro e possono comportarsi con gioia spontanea”, continua il missionario.
“Sono sempre di più i bimbi che arrivano da diversi dipartimenti del Guatemala, anche in condizioni di grave denutrizione, vengono portati nella struttura dalle rispettive famiglie, spesso poverissime che non sono in grado di occuparsi di loro. Le malattie riscontrate in questi piccoli sono una più grave dell’altra. Alcuni ci vengono mandati dal Tribunale dei Minori perché abbandonati dai genitori”, dice padre Lazzaro.
“Non tutti riescono ad avere miglioramenti, dipende dal problema neurologico che hanno. Nell’Hogar ricevono, tra le altre, cure e attenzioni di ogni genere, dal linguaggio all’insegnamento di braille e abaco, terapia fisica, comunicazione alternativa, attività per favorire la loro autonomia. Alcuni possono frequentare la scuola per i bambini ‘normali’, sempre a seconda della loro situazione. Tutti i nostri piccoli, all’atto dell’ammissione, sono valutati dal neurologo e da altri specialisti in base al problema che presentano. Spesso vengono sottoposti a interventi medici e chirurgici. Per poter garantire una assistenza più completa a questi piccoli nel centro abbiamo circa una cinquantina di persone tra personale di cucina, pulizie, lavanderia, più sette suore francescane che seguono direttamente i bambini e la vita dell’ Hogar. Questa opera vive di carità”, continua padre Lazzaro. “Proveniendo da famiglie molto povere, nessun bambino paga niente. Non abbiamo alcun aiuto dal governo nè da istituzioni private guatemalteche o internazionali. Alcune scuole collaborano con noi con vari tipi di contributi. Le cose che ci servono costantemente sono pannolini monouso per adulti e bambini, vestiti, lenzuola, scarpe, giocattoli, materiale didattico, forniture scolastiche, disinfettanti per pavimenti, cloro, sapone in polvere, sapone, detersivi, mais, verdure, avena, altri cereali, etc.”.
Secondo i dati della ENDIS 2005, il primo Studio Nazionale sulla Disabilità, in Guatemala circa il 4% (3,74%) delle persone è affetto da una qualche forma di disabilità ed il 77% di queste ha più di 19 anni. Nonostante il Guatemala abbia ratificato la convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, queste hanno scarse opportunità di integrarsi e partecipare nella società guatemalteca. Secondo la ENDIS, il 52% delle famiglie con persone con disabilità sono povere, il 50,3% delle persone con disabilità è analfabeta, quelle inserite nel mondo del lavoro sono solo lo 0,4% del totale della popolazione guatemalteca. Ciò significa che la maggioranza delle persone con disabilità dipende da altre persone per il suo sostentamento e la maggior parte sono le donne. Sempre la ENDIS rivela che solo il 2% di persone con disabilità ha partecipato a programmi di formazione lavorativa. Un ulteriore fattore che dimostra le scarse possibilità di integrazione delle persone con disabilità è la difficoltà di accesso ai servizi di assistenza medica a causa dei costi degli stessi piuttosto che della non conoscenza dei servizi o proprio dell’inesistenza degli stessi. Per quanto riguarda l’assistenza specializzata che comprende tra gli altri servizi di diagnostica, trattamento, riabilitazione, consultazione mediche e integrali, questa arriva solamente al 25% delle persone con disabilità. Ciò rende evidente che i ¾ del totale di questa popolazione non ha accesso a questo tipo di servizio e non c’è differenza tra uomini e donne. Il 52% ricevono assistenza da servizi sanitari del settore pubblico (ospedali o Instituto Guatemalteco de Seguridad Social), il 25% da un medico privato, il 25% da realtà benefiche private.
La città di di Quetzaltenango fa parte dell’arcidiocesi di Los Altos Quetzaltenango-Totonicapán che su una popolazione di 1.401.273 abitanti conta 1.121.000 cattolici e 9.543 battezzati.
 (13/11/2017 Agenzia Fides)

Militarizzazione e violazioni dei diritti umani nel dipartimento di Quiché

 
Santa Cruz del Quiché (Agenzia Fides)

Sono in aumento le aggressioni nei confronti dei difensori di diritti umani che si oppongono alla realizzazione di megaprogetti idroelettrici altamente inquinanti nella regione indigena maya-ixil, nel Nord del Guatemala. Alle aggressioni si aggiungono i continui conflitti che si consumano all’interno dei nuclei familiari contro le donne e i minori, in diversi municipi che rientrano nella regione ixil, dipartimento di Quiché, abitato da indigeni del gruppo etnico maya-ixil. La zona era stata scena di massacri indigeni negli anni ‘80, nell’ambito della guerra civile durata da 1960 al 1996 (vedi Fides 8/5/2017).
“Le tensioni per la rimilitarizzazione della zona aumentano per il rifiuto espresso dalla popolazione verso la costruzione di impianti idroelettrici realizzati senza sentire il parere della gente locale”, si legge in un rapporto realizzato dalla “Red de Mujeres Ixiles”, pervenuto a Fides. “Ci sono anche forti pressioni da parte di gruppi paramilitari, carenze nei sistemi sanitari, acqua potabile e canali di scolo, tra gli altri servizi basilari della regione, oltre che forme di razzismo, tratta di esseri umani, di migranti e di donne”.
Tra agosto 2015 e luglio 2016, periodo nel quale è stato realizzato lo studio, la Defensoría de la Mujer Ixil e la Polizia Nazionale Civile (PNC) hanno ricevuto, rispettivamente, 350 e 217 denunce, con un incremento del 9% e 14 %. Il 10% dei casi riportati dalla Defensoría si riferiscono a episodi di violenza sessuale. Nella metà dei casi, i carnefici di donne e bambine sono uomini vicini alle vittime. Lo studio include anche 115 denunce per maltrattamento infantile ricevute dal Ministero Pubblico (MP) nel municipio di Nebaj (Quiché), dove inoltre è stato riscontrato un allarmante tasso di gravidanze tra adolescenti.
La Red de Mujeres e il Centro Para la Acción Legal en Derechos Humanos (CALDH), che ha collaborato allo studio, hanno esortato le autorità ad avviare un’inchiesta sulle violazioni dei diritti umani per migliorare le condizioni di vita e avere più pace nella regione ixil, annunciando che nel 2018 presenteranno un secondo studio con dati statistici. La diocesi di Santa Cruz del Quiché, con una popolazione di 824.641 abitanti, conta 581.848 cattolici. 
(AP) (10/11/2017 Agenzia Fides)

I Vescovi: contro la corruzione bisogna cambiare i meccanismi di scelta dei governanti

GUATEMALA – I Vescovi: contro la corruzione bisogna cambiare i meccanismi di scelta dei governanti
Città del Guatemala (Agenzia Fides) – Il flagello della corruzione e il sostegno alla Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala (CICIG): su questi temi si è espressa la Conferenza Episcopale del Guatemala in una dichiarazione firmata dal Presidente, Mons. Gonzalo de Villa y Vásquez, SJ, Vescovo di Sololá-Chimaltenango, e dal Segretario, Mons. Domingo Buezo Leiva, Vicario Apostolico di Izabal.
Ieri, 18 ottobre, durante una conferenza stampa, i Vescovi hanno descritto la grave situazione che vive il Guatemala: è “evidente che nel paese esiste una dinamica di corruzione”. La dichiarazione afferma che “il ruolo della CICIG è stato fondamentale ed è chiaramente indispensabile. Ogni tentativo di indebolirlo promuoverà l’impunità e colpirà seriamente tutti gli sforzi nella lotta contro la corruzione. Ma non dobbiamo dimenticare che questa è una responsabilità di tutti”.
Rivolgendosi al Congresso, la dichiarazione dei Vescovi afferma che “l’iniziativa del 13 settembre per frenare l’azione penale contro i deputati e sostenere legalmente l’impunità, dimostra chiaramente la mancanza di consapevolezza etica in molti deputati e che è necessario un cambiamento urgente nei meccanismi della loro elezione. Tale cambiamento deve includere un profilo dei candidati, in cui deve essere considerata la dimensione etica e le conoscenze necessarie per legiferare”.
I Vescovi invitano a trovare una soluzione ai principali problemi, “come la crescente povertà, la mancanza di occupazione, le espulsioni massicce dagli Stati Uniti e dal Messico dei nostri connazionali… abbiamo bisogno di tutti, come cittadini responsabili, per trovare formule creative che ottengano un consenso importante e vengano attuate nel più breve tempo possibile”.
“Chiediamo – conclude il testo inviato a Fides -, ai laici, agli uomini e donne, ai membri della Chiesa, di assumersi la loro responsabilità cristiana e civile, particolarmente professionale, e di impegnarsi a sostenere questi sforzi. La lotta contro la corruzione è una parte di tali sforzi, e non dovrebbe essere concettualizzata come un confronto ideologico. Promuovere una cultura della trasparenza e dell’onestà è un compito dal quale nessuno dovrebbe essere escluso”.
La storia del Guatemala presenta episodi di corruzione che hanno segnato la convivenza sociale. Il documento dei Vescovi del 2015, una dichiarazione in dodici punti intitolata “Il Guatemala ci addolora” (“Nos duele Guatemala”), spiega che la terribile situazione del paese è dovuta alla corruzione organizzata nelle istituzioni statali. Da allora la Chiesa continuava a ripetere: “vogliamo urlare con indignazione: basta! Abbiamo bisogno di rompere il ciclo della corruzione, dell’impunità e del conflitto per proporre un Guatemala diverso” (vedi Fides 5/06/2015).
Proprio quando il paese sembrava incamminarsi verso una politica di onestà fra coloro che lo governano, il 27 agosto scorso il Presidente Jimmy Morales ha deciso di dichiarare “persona non grata” Ivan Velasquez, capo della Commissione Internazionale contro l’impunità in Guatemala (CICIG) e di espellerlo dal paese, decisione che ha svelato movimenti di denaro poco chiari durante la campagna che portò al potere Morales. La situazione attuale rimane complessa e la popolazione è stanca.
(CE) (Agenzia Fides, 19/10/2017)

Beatificato padre Rother, l’apostolo degli indios del Guatemala

Padre Francis Rother

Al termine dell’Angelus in Piazza San Pietro, papa Francesco ha ricordato che “ieri, a Oklahoma City (Stati Uniti d’America), e’ stato proclamato Beato Stanley Francis Rother, sacerdote missionario, ucciso in odio alla fede per la sua opera di evangelizzazione e promozione umana in favore dei piu’ poveri in Guatemala”. “Il suo esempio eroico ci aiuti ad essere coraggiosi testimoni del Vangelo, impegnandoci in favore della dignita’ dell’uomo”, ha osservato il Pontefice. Padre Stanley Francis Rother, originario di Oklahoma City e missionario in Guatemala, considerato l’”apostolo degli indios”, fu ucciso nel 1981, a soli 46 anni in “odium fidei”. Il suo impegno fin dal 1968 alla missione di Santiago Atitlan in Guatemala tra gli indios tzutuhil, discendenti dei maya, fu inviso al regime del generale Efrain Rios Montt, condannato nel 2013 per crimini contro l’umanita’ e per il genocidio di 1.771 indios, di cui oltre la meta’ bambini. Per questo padre Stan divenne un obiettivo degli squadroni della morte che perseguitavano qualsiasi attivita’ di sostegno alle comunita’ indigene. Il 28 luglio del 1981 – ricorda Radio Vaticana -, uomini armati entrarono in canonica per ucciderlo. Appena la notizia si diffuse, in migliaia giunsero a pregare in parrocchia e ottennero che il cuore del loro padre e le bende intrise del suo sangue rimanessero sepolte per sempre con loro, interrate nel pavimento della chiesa.

Vedere qui: http://it.radiovaticana.va/news/2017/09/23/beato_padre_rother,_l%E2%80%99apostolo_degli_indios_del_guatemala/1338329

Il popolo contro la corruzione, la Chiesa condanna chi promuove l’impunità

Città del Guatemala (Agenzia Fides) – Il Guatemala vive uno dei peggiori momenti della sua vita democratica: quasi tutte le istituzioni del paese si sono dichiarate contro il Congresso della Repubblica che ha annunciato la Riforma del Codice penale e ha rifiutato di togliere l’immunità parlamentare al Presidente Jimmy Morales pochi giorni dopo la sua convocazione, da parte dell’ufficio del Procuratore generale e della “Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala”, per irregolarità e per finanziamenti illeciti durante la campagna elettorale che ha vinto e che lo ha portato alla Presidenza.
La voce della Chiesa è una delle più sentite nell’opinione pubblica, e il documento della Conferenza Episcopale ha grande diffusione in queste ore. Fides lo riporta integralmente di seguito.
“Dinanzi alla vergognosa riforma del Codice penale promossa dal Congresso della Repubblica il giorno 13 settembre, la Conferenza Episcopale del Guatemala (CEG) esprime quanto segue:
1.- Repulsione dinanzi a questo atto di arbitrarietà che promuove l’impunità e premia la corruzione.
2.- Condanna questo come uno degli atti più oppressivi commessi dal Congresso della Repubblica che, purtroppo, rappresenta l’intero corpo dei legislatori del paese.
3.- Indignazione per l’abuso dell’onorabilità del Congresso della Repubblica da parte di legislatori che, con le loro azioni, mettono il Congresso in una posizione indifendibile.
4.- Chiamiamo i cittadini ad esprimere in modo più forte la loro riprovazione per questa indicibile violazione della legittimità a beneficio dei criminali”.
Il documento è firmato da Mons. Gonzalo de Villa sj, Vescovo di Sololá-Chimaltenango e Presidente della Conferenza Episcopale de Guatemala.
Quasi tutti gli organismi sociali del paese hanno confermato la partecipazione allo sciopero nazionale del 20 settembre, contro la corruzione e contro le autorità che hanno creato questa crisi nazionale. Sindacati, studenti, operai, contadini, associazioni di commercianti, perfino le associazioni degli indigeni più rappresentative del paese saranno presenti per chiedere le dimissioni del Presidente Jimmy Morales e i membri corrotti del Congresso.
Il Guatemala ha vissuto settimane di intenso confronto politico dopo il tentativo del Presidente Jimmy Morales di espellere Ivan Velázquez, capo della”Commissione Internazionale contro l’impunità in Guatemala” (CICIG), un’organismo dell’ONU, dichiarandolo “persona non gradita”. La Corte costituzionale del Guatemala ha però sospeso la decisione del Presidente, dichiarando la sua azione “illegale”. (Vedi Fides, 05/09/2017)
La popolazione gualtemalteca ha visto nell’intervento della corte un passo avanti nella lotta contro la corruzione. Il Presidente Morales è sotto indagine per aver ricevuto finanziamenti illeciti. Per difendersi ha fatto leva sul nazionalismo e sulla minaccia dell’uso della forza per non non destabilizzare il paese e relegarlo nell’incertezza politica e democratica.

(CE) (Agenzia Fides, 19/09/2017)

Attività AINS e Comedor infantil

AINS ONLUS (Associazione Italiana Nursing Sociale)

Buongiorno,
disturbiamo per raccontarLe cosa abbiamo fatto a Pavia e in Guatemala presso il Comedor Infantil, nei primi 6 mesi di quest’anno. Oltre ad aver organizzato eventi, incontri, momenti di condivisione e un viaggio in Guatemala, breve ma intenso, ci siamo concentrati su due progetti che apparentemente sembrano distanti tra di loro ma in verità sono molto vicini e collegati.
In Borgo Ticino continua il progetto denominato l’Armadio dei Pigiami arricchendosi di una novità molto interessante: l’Infermiere di Quartiere. Infermiere di Quartiere presente e utile alla cittadinanza dal primo giugno fino a fine anno. La nostra speranza e soprattutto il nostro impegno è di continuare anche l’anno prossimo e poi ancora nel 2019. L’obiettivo è un triennio, una
progettualità di tre anni perché riteniamo sia un progetto interessante e soprattutto perché i progetti anche se micro, devono essere spalmati su tre anni per poter capire se sono utili alla comunità.
Comunità fatta di persone a cui vengono tolti dei servizi, soprattutto agli anziani, per cui se la politica non da risposte è necessario che queste risposte arrivino dal basso, da tutti quei cittadini che
sanno fare qualche cosa e mettono a disposizione il loro sapere per soddisfare un bisogno e soprattutto si impegnano per creare una solidarietà comunitaria. Se non ci aiutiamo a vicenda, saremo perdenti in tutto e….nessuno si salva da solo. Questo è un progetto semplice con un impegno economico di 3 mila euro all’anno completamente autofinanziato dalla nostra associazione
con donazioni di cittadini solidali. Nel caso in cui volesse sostenerci, questo è il nostro IBAN

IT70 W076 0111 3000 0004 6330 429
Codice BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX CIN: w

ABI: 07601
CAB: 11300

N.CONTO: 000046330429 Causale: PROGETTO INFERMIERE DI QUARTIERE

Guatemala

Il Comedor Infantil continua a passo spedito. Il 4 luglio di quest’anno ha compiuto 5 anni di vita con tante novità.
La prima è che tutta la struttura viene finanziata da noi di Ains onlus ma per il 25% (non è poco) dall’associazione Moises Lira Serafin, nostra partner progettuale in Guatemala. La seconda novità è
che le donne che ci lavorano con un contratto a tempo indeterminato, dal primo di gennaio di quest’anno hanno deciso di auto tassarsi donando il 3-5% del loro stipendio per creare un fondo
comune di auto sostentamento della struttura. Hanno deciso di fare questo perché il Comedor infantil, che da loro uno stipendio, è e deve diventare sempre di più anche un luogo loro, un bene
comune da salvaguardare e rispettare. Un passaggio culturale enorme e importantissimo frutto di una condivisione, discussione e accettazione di una decisine pensata insieme. Ma non solo questo:
Alvaro, il nostro referente progettuale, si è attivato per fare in Guatemala una serie di sostegni scolastici a distanza trovando la disponibilità di 10 persone disposte a sostenere un bambino ospite
del Comedor, investendo nella sua educazione dai 50 ai 75 quetzales al mese. Tra i 6 e gli 8 euro al mese. Che dire? Anche qui un passaggio culturale importantissimo!!!
Noi di Ains onlus, abituati a raccogliere in Italia fondi per i progetti di sostegno a distanza in Guatemala, non avremmo mai pensato che si potesse fare anche in Guatemala dove la povertà a volte è estrema. Però è anche vero che la solidarietà non ha confini e anche tra di loro c’è chi sta un po’ meglio economicamente e può e vuole aiutare i propri concittadini.
Altre due novità importanti ci riempiono di gioia e ci fanno comprendere come il Comedor stia diventando sempre più un luogo importantissimo per chi vive nella baraccopoli di Santa Gertrudis.
1. L’anno scorso un bambino che vive a El Rancho, il paese al di la del fiume dopo Santa Gertrudis dove ha sede il Comedor Infantil, è stato allontanato dalla famiglia per problemi legati alla scarsa
attenzione nei suo confronti (poca cura igienica, mala attenzione, lavoro minorile,ecc.). Tutto ciò aggravato dal fatto che il padre aveva perso il lavoro per cui le entrate economiche erano diminuite.
Due settimane fa il Giudice dei minori lo ha fatto ritornare in famiglia e dopo un colloquio la psicologa del Tribunale ha chiesto ad Alvaro se il bimbo può andare due volte alla settimana al
Comedor Infantil ritenendolo un luogo adatto alla sua crescita educativa potendo socializzare con gli altri bambini. Questo è importantissimo perché il Comedor Infantil inizia ad essere riconosciuto come luogo di crescita, socializzazione e recupero per tutti quei bambini che hanno un problema sociale di fragilità.
2. Sabato 27 maggio, 70 studenti dell’Università Pan Americana hanno iniziato a frequentare il Comedor dalle 8 alle 17 perché l’Università cercava un luogo adatto per fare lezione agli studenti
vista la carenza di aule. Università che paga un affitto di 1.200 quetzales (poco più di 130 euro) che viene reinvestito nelle attività per i bambini e gli anziani. Questi sono alcuni dei nostri piccoli,
costanti e quotidiani passi che stiamo facendo insieme alle donne del Comedor.
Continui a seguirci e sostenerci, se può e vuole, perché ne vale la pena.
Questo è il nostro IBAN per poter fare sempre di più

IT70 W076 0111 3000 0004 6330 429
Codice BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX CIN: w

ABI: 07601
CAB: 11300

N.CONTO: 000046330429 Causale: PROGETTO COMEDOR INFANTIL

Grazie mille dai volontari di Ains onlus
Elisa, Giulia, Renza, Andrea e Ruggero

I.C.A.L. (Ipotesi Cooperazione America Latina)

Gentilissime/i tutte e tutti,

Vi scriviamo per comunicarvi che, sempre mossi dalla curiosità, dalla voglia di conoscere e dall’amore per un paese lontano ma fantastico,  nasce I.C.A.L. (Ipotesi Cooperazione America Latina)

Non è semplice pensare e fare Cooperazione Internazionale però questa forma di solidarietà “lontana” ci piace perché nessuno si salva da solo e tutti abbiamo, prima o poi, bisogno di tutti. Per migliorarci, confrontarci con chi conosce e opera in Guatemala e in Centro America e per pensare ad una cooperazione che non sia solo raccolta fondi ma anche cultura del paese in cui si opera, noi di AINS ONLUS insieme all’APS PRESI NELLA RETE, abbiamo deciso di ceare I.C.A.L. (Ipotesi Cooperazione America Latina) con l’obiettivo di:

  1. Promuovere la cultura della cooperazione sanitaria e sociale, della solidarietà e delle buone pratiche di coesione sociale.
  2. Creare una comunità di persone, operanti in Guatemala e America latina, con idee e storie diverse ma unite da valori comuni di solidarietà.
  3. Promuovere la conoscenza di buone pratiche solidali e di cooperazione in Guatemala e America latina,  all’interno di realtà associative piccole o grandi, ma anche di chi, mosso da valori di solidarietà e cooperazione opera in maniera autonoma.
  4. Creare cultura della cooperazione sanitaria e sociale, della solidarietà e delle buone pratiche di coesione sociale incontrando cooperanti, letterati, registi, giornalisti per far circolare le idee e le conoscenze attraverso iniziative culturali (presentazione di libri, reportage, momenti di dialogo, confronto, proiezioni di documentari, musica e iniziative formative)
  5. Lavorare per promuovere la cooperazione in Guatemala e America Latina promuovendo l’operato di chi, in questo continente, si adopera per il bene comune (associazioni di volontariato locali, ONG)
  6. Porre le basi per collaborare, all’interno di   I.C.A.L., con tutte le associazioni che operano in Guatemala e America latina con sede legale anche fuori della nostra provincia

Non sarà facile ma ci proviamo e intanto vi informiamo nel caso in cui vi venisse voglia di far parte di questo progetto con qualche idea.

Appena terminato questo periodo di vacanza vi informeremo di ciò che abbiamo messo in cantiere e dei tempi e luoghi di realizzazione.

Intanto vi salutiamo e continuiamo a rimanere solidali.

Un abbraccio

I volontari di ains onlus e aps presi nella rete

Colorando l’orrore: i disegni dei bambini riflettono la violenza che vivono

Sacoj Mixco (Agenzia Fides) – Delinquenza, droga, problemi familiari e terrore quotidiano: così hanno rappresentato la loro dura realtà gli alunni del quinto e sesto anno di scuola primaria del Centro Educativo Dr. Bloem, a Sacoj Mixco, e della scuola ufficiale del comune La Paz a Villa Nueva, in Guatemala. Sequestri, aggressioni fisiche, consumo di droghe, violenze domestiche, abusi, umiliazioni, queste le scene rappresentate dai ragazzi dei due centri educativi guatemaltechi. Ai bambini è stato chiesto di rappresentare con un disegno “Cosa è la violenza”. I risultati sono stati sconcertanti e rispecchiano la “normalità” della violenza con la quale questi piccoli convivono. Tutti questi disegni simboleggiano una realtà molto sgradevole: la violenza è presente in tutti i settori della loro vita. Come la stampa locale sottolinea, a molti di questi bambini l’esercizio ha permesso di esprimere realtà difficili da confessare: la violenza domestica nella famiglia , familiari tossicodipendenti o la frustrazione e la paura che provano ogni volta che devono uscire di casa o quando non possono farlo. La maggior parte di loro, circa l’84%, ha parlato in maniera dettagliata di violenza, mentre solo il 16% ha dichiarato di non sentirsi colpito o spaventato. Vivono prevalentemente nelle cosiddette “zone rosse” del Guatemala, aree depresse con un altissimo tasso di criminalità, dove la violenza e la delinquenza sono così frequenti che gli abitanti sono costretti ogni giorno a sentire spari e i minori devono rassegnarsi a rimanere rinchiusi in casa o ad imbattersi in cadaveri sulla strada verso la scuola. Al progetto hanno preso parte 89 bambini nella fascia di età tra 10 e 13 anni. Di questi, 54 hanno ammesso di aver paura quando escono a giocare per strada. Crescendo circondati da tanta violenza, nelle zone in cui gli omicidi e le dipendenze sono realtà quotidiane, ci sono probabilità molto alte che questi bambini finiscano legati ai gruppi criminali.
(AP) (24/7/2017 Agenzia Fides)

Il Festival del Cinema di Strada per dare voce ai familiari delle persone scomparse

Quiché (Agenzia Fides) – Il dipartimento del Quiché, in Guatemala, è stata una delle zone più colpite da un conflitto armato durato 36 anni (1960-1996) che ha portato come conseguenza la morte di 200 mila persone in tutto il Paese e la scomparsa di 45 mila persone, tra le quali 5 mila bambini. In questo contesto, si è appena tenuto il “Festival del Cinema di Strada”, con l’obiettivo di promuovere alcune attività che si realizzano per sostenere i familiari delle persone scomparse. L’edizione di quest’anno, secondo le informazioni giunte a Fides, è stata dedicata ai minori scomparsi durante la guerra, per mettere in luce i risultati positivi portati dalla ricerca (finora sono stati ritrovati 894 bambini su 5 mila) e il dramma dell’assenza che ancora vivono migliaia di familiari. In Guatemala il conflitto armato è terminato circa venti anni fa. Molto è stato fino in termini di ricerca di persone scomparse, purtroppo però sono ancora tante le famiglie in att esa di una risposta sulla sorte dei propri cari.
(AP) (8/5/2017 Agenzia Fides)

Rete Solidarietà Italia Guatemala