In Guatemala le sfide quotidiane si vincono a colpi di pedali

Un articolo tratto dal mensile “La nuova ecologia” di dicembre 2016 segnala una bella realtà che si sta diffondendo in Guatemala specialmente nelle aree prive di energia elettrica, ma non solo. 

 

San Andrés Itzapa è una cittadina del Guatemala, sugli altopiai della Sierra Madre. Una delle aree più arretrate del paese, abitata dagli indigeni Kakchiquel, che vivono in condizioni difficili per la mancanza di acqua, infrastrutture ed elettricità. Qui l’ong Maya Pedal è diventata un punto di riferimento per le comunità rurali fornendo soluzioni a basso costo, funzionanti grazie all’ingegno e all’energia umana. Nella sua officina, da vent’anni, si progettano e costruiscono le bici-maquina. Vero e proprio fenomeno in Guatemala, che ha contagiato l’intera America Latina. Pompe dell’acqua a pedali, frullatori, trebbiatrici, lavatrici, smerigliatrici e generatori costruiti riciclando vecchie bici ed elettrodomestici. Ad avviarle è il movimento delle gambe, senza l’uso di combustibile o elettricità. «Quello che per gli altri è un rifiuto, per noi è oro – spiega Mario Juárez, presidente di Maya Pedal – Crediamo che rispetto al solare o all’eolico quella a propulsione umana sia la forma di energia più rispettosa del pianeta». Tutto è cominciato dall’incontro con i volontari della no profit canadese Pedal society: era il ’97, un anno dopo la fine di una sanguinosa guerra civile, durata trent’anni, e del genocidio che ha decimato intere comunità di etnia Maya. «Nel 2001 abbiamo fondato Maya pedal, per aiutare le famiglie più povere a ripartire. Da allora continuiamo a crescere di giorno in giorno». La più richiesta è la bici-mulino, in grado di macinare 15 quintali di cereali al giorno. Gettonatissima anche la bici-pompa dell’acqua, che può estrarre dai 18 ai 40 litri di acqua al minuto fino a 30 metri di profondità, risolvendo il problema dell’approvvigionamento idrico. Strumenti di uso quotidiano al servizio dell’agricoltura, ma anche delle microimprese, soprattutto al femminile. Per il Gruppo di sviluppo delle donne in azione, che produce shampoo organico con la polpa di acave, Maya Pedal ha creato la bici-liquadora, un frullatore azionato pedalando su una bici fissata a uno stallo, come una cyclette. Finora sono ventuno i modelli sviluppati, migliaia le bici-maquina fabbricate negli anni con il supporto di volontari e di donazioni internazionali. Come il Mit di Boston, che ha inviato un intero container di bici dismesse. Un’esperienza che ha fatto scuola e che si è diffusa in tutto il continente tramite workshop e grazie ai tutorial open source realizzati da Maya Pedal, disponibili e scaricabili sul sito dell’associazione mayapedal.org.

tratto daLa nuova ecologia” gennaio 2017

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