Hogar del niño minusvalido: una mano tesa verso i piccoli disabili

Quetzaltenango (Agenzia Fides) – L’Hogar del niño minusvalido (Casa del fanciullo portatore di handicap), inaugurato nel 1989 nella città di Quetzaltenango, ospita bambini non vedenti, sordi, con gravi forme di ritardo mentale e altre disabilità. “Attualmente sono 71 i piccoli che seguiamo” racconta a Fides padre Gian Luigi Lazzaro, missionario francescano, da 30 anni in Guatemala. “Non si tratta di un ospedale, ma di una vera e propria comunità dove, oltre a cibo, alloggio, cure e terapie di recupero, i piccoli ricevono anche tanto affetto, si sentono al sicuro e possono comportarsi con gioia spontanea”, continua il missionario.
“Sono sempre di più i bimbi che arrivano da diversi dipartimenti del Guatemala, anche in condizioni di grave denutrizione, vengono portati nella struttura dalle rispettive famiglie, spesso poverissime che non sono in grado di occuparsi di loro. Le malattie riscontrate in questi piccoli sono una più grave dell’altra. Alcuni ci vengono mandati dal Tribunale dei Minori perché abbandonati dai genitori”, dice padre Lazzaro.
“Non tutti riescono ad avere miglioramenti, dipende dal problema neurologico che hanno. Nell’Hogar ricevono, tra le altre, cure e attenzioni di ogni genere, dal linguaggio all’insegnamento di braille e abaco, terapia fisica, comunicazione alternativa, attività per favorire la loro autonomia. Alcuni possono frequentare la scuola per i bambini ‘normali’, sempre a seconda della loro situazione. Tutti i nostri piccoli, all’atto dell’ammissione, sono valutati dal neurologo e da altri specialisti in base al problema che presentano. Spesso vengono sottoposti a interventi medici e chirurgici. Per poter garantire una assistenza più completa a questi piccoli nel centro abbiamo circa una cinquantina di persone tra personale di cucina, pulizie, lavanderia, più sette suore francescane che seguono direttamente i bambini e la vita dell’ Hogar. Questa opera vive di carità”, continua padre Lazzaro. “Proveniendo da famiglie molto povere, nessun bambino paga niente. Non abbiamo alcun aiuto dal governo nè da istituzioni private guatemalteche o internazionali. Alcune scuole collaborano con noi con vari tipi di contributi. Le cose che ci servono costantemente sono pannolini monouso per adulti e bambini, vestiti, lenzuola, scarpe, giocattoli, materiale didattico, forniture scolastiche, disinfettanti per pavimenti, cloro, sapone in polvere, sapone, detersivi, mais, verdure, avena, altri cereali, etc.”.
Secondo i dati della ENDIS 2005, il primo Studio Nazionale sulla Disabilità, in Guatemala circa il 4% (3,74%) delle persone è affetto da una qualche forma di disabilità ed il 77% di queste ha più di 19 anni. Nonostante il Guatemala abbia ratificato la convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, queste hanno scarse opportunità di integrarsi e partecipare nella società guatemalteca. Secondo la ENDIS, il 52% delle famiglie con persone con disabilità sono povere, il 50,3% delle persone con disabilità è analfabeta, quelle inserite nel mondo del lavoro sono solo lo 0,4% del totale della popolazione guatemalteca. Ciò significa che la maggioranza delle persone con disabilità dipende da altre persone per il suo sostentamento e la maggior parte sono le donne. Sempre la ENDIS rivela che solo il 2% di persone con disabilità ha partecipato a programmi di formazione lavorativa. Un ulteriore fattore che dimostra le scarse possibilità di integrazione delle persone con disabilità è la difficoltà di accesso ai servizi di assistenza medica a causa dei costi degli stessi piuttosto che della non conoscenza dei servizi o proprio dell’inesistenza degli stessi. Per quanto riguarda l’assistenza specializzata che comprende tra gli altri servizi di diagnostica, trattamento, riabilitazione, consultazione mediche e integrali, questa arriva solamente al 25% delle persone con disabilità. Ciò rende evidente che i ¾ del totale di questa popolazione non ha accesso a questo tipo di servizio e non c’è differenza tra uomini e donne. Il 52% ricevono assistenza da servizi sanitari del settore pubblico (ospedali o Instituto Guatemalteco de Seguridad Social), il 25% da un medico privato, il 25% da realtà benefiche private.
La città di di Quetzaltenango fa parte dell’arcidiocesi di Los Altos Quetzaltenango-Totonicapán che su una popolazione di 1.401.273 abitanti conta 1.121.000 cattolici e 9.543 battezzati.
 (13/11/2017 Agenzia Fides)

Militarizzazione e violazioni dei diritti umani nel dipartimento di Quiché

 
Santa Cruz del Quiché (Agenzia Fides)

Sono in aumento le aggressioni nei confronti dei difensori di diritti umani che si oppongono alla realizzazione di megaprogetti idroelettrici altamente inquinanti nella regione indigena maya-ixil, nel Nord del Guatemala. Alle aggressioni si aggiungono i continui conflitti che si consumano all’interno dei nuclei familiari contro le donne e i minori, in diversi municipi che rientrano nella regione ixil, dipartimento di Quiché, abitato da indigeni del gruppo etnico maya-ixil. La zona era stata scena di massacri indigeni negli anni ‘80, nell’ambito della guerra civile durata da 1960 al 1996 (vedi Fides 8/5/2017).
“Le tensioni per la rimilitarizzazione della zona aumentano per il rifiuto espresso dalla popolazione verso la costruzione di impianti idroelettrici realizzati senza sentire il parere della gente locale”, si legge in un rapporto realizzato dalla “Red de Mujeres Ixiles”, pervenuto a Fides. “Ci sono anche forti pressioni da parte di gruppi paramilitari, carenze nei sistemi sanitari, acqua potabile e canali di scolo, tra gli altri servizi basilari della regione, oltre che forme di razzismo, tratta di esseri umani, di migranti e di donne”.
Tra agosto 2015 e luglio 2016, periodo nel quale è stato realizzato lo studio, la Defensoría de la Mujer Ixil e la Polizia Nazionale Civile (PNC) hanno ricevuto, rispettivamente, 350 e 217 denunce, con un incremento del 9% e 14 %. Il 10% dei casi riportati dalla Defensoría si riferiscono a episodi di violenza sessuale. Nella metà dei casi, i carnefici di donne e bambine sono uomini vicini alle vittime. Lo studio include anche 115 denunce per maltrattamento infantile ricevute dal Ministero Pubblico (MP) nel municipio di Nebaj (Quiché), dove inoltre è stato riscontrato un allarmante tasso di gravidanze tra adolescenti.
La Red de Mujeres e il Centro Para la Acción Legal en Derechos Humanos (CALDH), che ha collaborato allo studio, hanno esortato le autorità ad avviare un’inchiesta sulle violazioni dei diritti umani per migliorare le condizioni di vita e avere più pace nella regione ixil, annunciando che nel 2018 presenteranno un secondo studio con dati statistici. La diocesi di Santa Cruz del Quiché, con una popolazione di 824.641 abitanti, conta 581.848 cattolici. 
(AP) (10/11/2017 Agenzia Fides)