Guatemala: un passo avanti e due indietro

Ne parliamo con Secil De Leon, un analista politico e docente universitario.

da: https://www.notiziegeopolitiche.net/guatemala-un-passo-avanti-e-due-indietro/

a cura di Maddalena Pezzotti –

Nel complesso il Guatemala ha indicatori tipici di quello che una volta si chiamava il terzo mondo, fra i quali il 45 per cento di malnutrizione cronica nei bambini sotto i cinque anni di età, oltre il 50 per cento di povertà e povertà estrema, e l’esclusione dalla previdenza sociale del 75 per cento della forza lavoro, in quanto impiegata nell’ambito informale. Le entrate fiscali non superano il 10 per cento del Pil, con una sofferenza finanziaria per l’istruzione, l’occupazione, la sicurezza e la giustizia, e il ricorso indiscriminato al debito interno ed esterno per coprire il deficit del funzionamento dello stato.
Cultura e gestione della res publica restano di sapore coloniale. Circa due dozzine di famiglie rappresentano il 90 per cento del reddito globale su 17 milioni. Le compagnie straniere che estraggono ricchezza dal sottosuolo per legge corrispondono all’erario l’1 per cento dei loro ricavi ed è per un gesto di buona volontà che alcune arrivano a contribuire con il 5 per cento. Durante il suo primo viaggio negli Stati Uniti, il presidente uscente, Jimmy Morales, aveva offerto a Trump manodopera a buon mercato per costruire il muro lungo la frontiera sud.

Secil De Leon è un analista politico, e docente universitario presso l’Università San Carlos, l’unico ateneo statale, in un paese dove si sta privatizzando il comparto educativo. Con lui analizziamo la discussa conclusione delle recenti elezioni politiche, soffermandoci su temi dell’attualità nazionale.

– I guatemaltechi hanno espresso una marcata astensione per il secondo turno delle elezioni generali, che ha designato non solo il presidente della repubblica, ma 340 sindaci, 160 deputati e 20 delegati per il parlamento centroamericano. A quali elementi si deve questa alienazione dagli strumenti di partecipazione democratica?
L’astensionismo è una tendenza che ha raggiunto i suoi numeri più bassi in questa ultima tornata. La vittoria di Giammattei è minata da un gap di legittimità: 8 milioni di abitanti erano abilitati al voto ed è stato proclamato con meno del 25 per cento del totale. Una ragione potrebbe essere che la giustizia è intervenuta in modo decisivo nell’arena elettorale e, a causa di evidenti violazioni dello stato di diritto, ben cinque candidati sono stati esclusi sin dal primo turno. Tra questi, la figlia del dittatore Rios-Montt, e Thelma Aldana, ex capo della procura, per le quali era stata testimoniata una massiccia intenzione di voto. Questi eventi ripetuti hanno determinato un quadro di incertezza nell’arena politica tanto che, fino a poche ore dall’apertura delle urne, non era chiaro dal punto di vista giuridico se potesse rotolare qualche altra testa. Va detto che le inchieste che la commissione internazionale contro l’impunità (Cicig) e la procura hanno condotto dal 2015 hanno mostrato un sistema perverso e ipocrita, trasversale a tutti i settori, gestito da politici di lungo corso, imprenditori di successo, ufficiali pluridecorati, e membri del clero, che nascosti da una cortina di rispettabilità, depredavano risorse pubbliche per alimentare lussi individuali, così aggravando la deprivazione a cui è soggiogata la maggior parte della gente. Soprattutto, va detto che le denunce di frode nel centro di calcolo del tribunale supremo elettorale, già al primo turno, sono cadute nel vuoto, provocando un diffuso sentimento di sfiducia. Nemmeno la stampa ha dato credito alle segnalazioni, ora confermate. È stato riconosciuto che ci sia stata manipolazione ed è stata aperta un’indagine penale. Ci troviamo in una situazione in cui sono stati annunciati un presidente, e un parlamento, senza che si sappia con affidabilità come sia stata distribuita la volontà popolare”.

– Il tribunale supremo elettorale ha sancito la vittoria di Alejandro Giammattei, del partito di centrodestra “Vamos”, per la massima carica dello Stato, con il 57 per cento delle preferenze, equivalente a 1.9 milioni di volti, dopo tre esperimenti con partiti diversi. Giammattei, promilitarista, accusato di aver partecipato a esecuzioni extragiudiziali, si installerà il 14 gennaio del 2020. Cosa ci dice questo risultato del paese attuale?
Il nostro è un paese ricco e meraviglioso, stracolmo di indigenti, analfabeti e disoccupati, senza nessun mezzo per cambiare la propria condizione. I giovani costituiscono più della metà dei guatemaltechi, ma questo segmento vitale per la società e l’economia sogna di migrare verso migliori prospettive, identificate negli Stati Uniti. Giammattei è stato patrocinato da un milionario, proprietario di Claro, una delle due società di telefonia che operano in Guatemala. Sandra Torres, al ballottaggio con Giammatei, è stata patrocinata da un altro milionario, proprietario di Tigo, la compagnia concorrente. Questo è uno scontro tra fortune di dubbia origine che mirano all’appalto del 4G su scala nazionale. Questo scampolo di narrazione locale accade in un mondo in cui Trump e Xi Jinping lottano per il controllo del 5G. Con questa elezione, il Guatemala rimarrà un paradiso per uomini d’affari senza scrupoli, funzionari corrotti, e criminalità”.

– Quali sono le ragioni della sconfitta di Sandra Torres? Al primo turno, la candidata del Partito dell’Unità e della Speranza (Une per la sigla in spagnolo) era in vantaggio. Molti analisti hanno parlato di un partito sovrasaturato di leader e di uno stile interpersonale della stessa Torres che non faciliterebbe i negoziati e i patti incrociati. Cosa ne pensa?
Sono stati resi pubblici gli audio di comunicazioni in cui Torres accettava un contributo non dichiarato di un milione di dollari per una precedente campagna. Questo non le ha impedito di competere, perché i processi intentati contro di lei non hanno portato a una condanna. Ha giocato a sfavore il fatto di essere al suo terzo tentativo consecutivo di conquistare la poltrona, con un accumulo di voto di rifiuto o di punizione, al quale vengono sottoposti molti personaggi con un surplus di visibilità. Pure Giammattei era alla sua terza prova, ma Torres era stata la first lady durante il mandato di Alvaro Colom, con un enorme potere reale nel governo della Une fra il 2008 e il 2012, al punto che si parlava del ‘governo della moglie’. Nel 2015, questo stesso meccanismo implicito ha catapultato il novellino Jimmy Morales alla presidenza, superandola. Nemmeno la rivelazione della condotta sessuale promiscua di Giammattei all’interno del suo stesso partito con giovani militanti, in un contesto religioso come il Guatemala, ha prodotto un esito differente”.

– Il contrasto alla Cicig tanto del vecchio presidente come del nuovo è nota. La commissione, tuttavia, ha esibito la trama fra l’apparato politico e la finanza elettorale, dove gli imprenditori e la criminalità organizzata pagano le campagne e poi ottengono contratti. La corruzione e il traffico di influenze incidono sull’alto tasso di povertà e ingovernabilità e la Cicig ha un robusto supporto civico. Potrebbe cambiare lo scenario?
La lotta contro la corruzione chapina (forma colloquiale per guatemalteca, ndr) ricorda l’Italia degli anni novanta con Mani Pulite. Nel nostro caso, la Cicig è stata incentivata dagli Stati Uniti e governi europei. L’ambasciata americana in Guatemala è un attore politico di rilievo, occupato finora dalla linea democratica. Senza il suo appoggio politico, finanziario, tecnico e di intelligence, la riuscita non sarebbe stata la stessa. Portare i sei imprenditori più influenti del paese in tribunale per aver finanziato illegalmente la campagna di Jimmy Morales nel 2015 non sarebbe stato viabile senza una benedizione papale, in questo caso, degli Stati Uniti. La residenza e l’apparato di sicurezza del commissario Iván Velásquez sono sempre stati sulla lista spese dell’ambasciata. La commissione ha svelato il vero volto di un impianto malavitoso e prevaricatore che assicura che nulla cambi, nonostante la chiamata alle urne ogni quattro anni: un sofisticato gattopardismo tropicale. Il rapporto delinquenziale tra i grandi imprenditori locali, la classe politica, i loro esecutori ai vertici delle istituzioni statali e dell’esercito, e reti criminali, è stato smascherato, toccando la figura del presidente della repubblica e la sua famiglia, coinvolti in illeciti che includono corruzione, narcotraffico e riciclaggio di denaro sporco. Non so se e come potrebbe cambiare lo scenario. Purtroppo, Trump è in cerca di consensi all’Onu, e in seno alla organizzazione degli stati americani, a puntello di decisioni azzardate e invise, da Israele al Venezuela, e ha trovato in Jimmy Morales (l’ambasciata guatemalteca è stata spostata da Tel Aviv a Gerusalemme in seguito alla decisione del presidente degli Stati Uniti, ndr) e in Aleandro Giammattei dei fidati vassalli. La Cicig è diventata materiale di scambio”.

– Giammattei ha concentrato la sua strategia elettorale sull’opposizione all’accordo migratorio firmato a Washington da Jimmy Morales che prevede l’accoglienza di migranti e richiedenti asilo da El Salvador e Honduras in transito verso gli Stati Uniti. Trump ha minacciato il Guatemala di imporre dazi sulle sue esportazioni, e tassare le rimesse che 1 milione e 500 mila guatemaltechi residenti negli Usa inviano al loro paese, e che costituiscono forse la misura più efficace contro la povertà. C’è un’uscita da questa spinosa questione?
La notizia della firma dell’accordo che rende il Guatemala un paese terzo sicuro è arrivata a una settimana dal primo turno. Giammattei aveva palesato di essere contrario. Come presidente eletto ha ricalibrato la sua posizione, dicendo che deve essere rinegoziato e ogni giorno che passa lo vediamo avvicinarsi alla linea di Washington. Dal 1954, il capitale statunitense determina la vita di questo paese. Con l’eccezione di Alfonso Portillo (la sua amministrazione si è svolta fra il 2000 e il 2004, ndr), tutti i governi hanno ridotto la politica estera guatemalteca a un tappetino per gli interessi americani. Per quanto si può vedere, Giammattei non sarà l’eccezione, poiché l’esercizio della sovranità ha un prezzo. Cuba e Venezuela sono due esempi di politiche repressive applicate a coloro che non si allineano”.

Che resta della ‘primavera chapina’ del 2015? Quel movimento sociale portò alle dimissioni dell’allora vice-presidente Roxana Baldetti, prima, e poi a quelle del presidente Otto Perez Molina. Quale ruolo può svolgere nell’immediato futuro del Guatemala il collettivo Justicia Ya, che nasce da quelle marce, con l’obiettivo della trasformazione politica del paese?
Le imponenti mobilitazioni degli anni ’60, ’70, ’80 e ’90 in Guatemala non hanno avuto replica nel secolo attuale. Dalla firma della pace nel 1996, la coesione sociale si è disarticolata e, con le dovute eccezioni, diluita in una miriade di Ong prese in ostaggio dal finanziamento di agenzie di cooperazione e sviluppo. Le manifestazioni del 2015 a Città del Guatemala, come nelle ‘primavere arabe’ del 2011, sono state avviate e alimentate dal ruolo dinamico dei social network, arrivando ad affollare la piazza principale della capitale, dove si affaccia il palazzo presidenziale, come non era successo in anni, sull’onda delle imputazioni lanciate dalla Cicig, per la prima volta nella storia, senza remore riguardo a cognomi altisonanti, status o relazioni. Sono stati creati collettivi, che hanno ricevuto risorse dall’ambasciata degli Stati Uniti e la comunità internazionale, e non hanno certo messo a repentaglio lo status quo. Col passare del tempo, l’euforia è scemata, ma possiamo dire che anche se l’azione non è stata sostenuta, ha finito per lasciare un segno. Poche settimane fa l’Università San Carlos è stata occupata da un gruppo di studentii per protestare contro la mancanza di trasparenza, le privatizzazioni che il rettore e il consiglio superiore intendono effettuare, e l’imposizione di decisioni che danneggiano l’utenza. Questi ragazzi sono il frutto di quel 2015 che ha forgiato la loro concezione dell’esercizio della cittadinanza. Non va nemmeno sottovalutato il fatto che in queste elezioni chi si è distinto come il candidato di estrema sinistra è una contadina maya: Thelma Cabrera del Movimento di Liberazione Popolare. Ha vinto in tre circoscrizioni e con il 10 per cento ha fatto il suo ingresso nel congresso della repubblica. Se le cinque proposte della sinistra avessero potuto convergere, ci sarebbe stata l’effettiva possibilità di affrontare Sandra Torres nel ballottaggio e ‘avrebbe cantato un altro gallo’, come diciamo al mio paese”.

Ritorno dal Guatemala

Una utile riflessione di Ruggero che non deve scoraggiare ma rinforzare la volontà di solidarietà con chi opera per il bene del Guatemala.

Buongiorno, il 10 settembre sono atterrato a Milano Malpensa con un volo proveniente da città del Guatemala dove ho trascorso pochi giorni (10) ma particolarmente ricchi di emozioni che brevemente vi racconto. Intanto vi dico che ho visto un paese molto pericoloso dove è aumentata sempre più la violenza tra le persone e, viene proprio da dire, che ci si ammazza per il gusto di farlo. Tutte le mattine, appena sveglio, sul telefonino mi collegavo a la Prensa Libre, il quotidiano più letto nel paese, e, sempre, le notizie erano racconti di violenze tra uomini, di uomini contro le donne e tante nei confronti dei bambini. Su tutte, tre mi hanno particolarmente colpito: l’uccisione in pieno giorno di un autista di un autobus cittadino che in una zona della capitale è stato ammazzato e scaraventato per strada mentre era alla guida. Una storiaccia di una mamma che fotografava la figlia di 5 anni vendendo le foto via internet ad una persona negli Stati Uniti, guadagnando 50 dollari. L’imboscata nei confronti di 4 militari in una zona del Paese ai confini con il Belize e l’Honduras, zona ricca di piantagioni di Palma Africana da cui si ricava l’olio usato nell’industria alimentare. Imboscata che ha provocato 3 morti e un ferito che si è salvato e ha potuto raccontare. Imboscata che ha causato una reazione immediata del governo del Guatemala con un coprifuoco, che non mi era mai capitato di vivere, in alcune regioni del paese compresa quella de El Progresso dove c’è il nostro progetto, il Comedor infantil, la nostra struttura. Coprifuoco che significa non poter fare nulla per 30 giorni una volta calato il sole, nemmeno ritrovarsi per strada in 3-4 persone per bersi una birra o fare quattro chiacchiere. Non è una bella sensazione e non si vive per niente bene in un contesto dove esci alla mattina ma non sai se ritornerai a casa alla sera. Questo è il Centro America, il Guatemala. Verrebbe da dire aggiungendo: ” di cosa ti stupisci?”. Gia![

Non commento anche se una certa idea me la sono fatta, per rispetto del paese che ci ospita in solidarietà da 20 anni, perché non conosco bene le dinamiche politiche e sociali e soprattutto perché sarebbe una mancanza di rispetto giudicare ciò che vedo andandoci solo un paio di volte all’anno per poche settimane. Certo è che non è il massimo e più mi informo, più vedo cose che non capisco e spaventano. Poi c’è la parte turistica del paese che accoglie, coccola e difende. Però questo è un altro capitolo che andrebbe analizzato. E’, ripeto, un paese sempre più complicato che ogni volta che ci vado mi sembra sempre peggio anche se ci sono realtà che ho incontrato e vogliono reagire, a fatica, riuscendoci. Il viaggio, per quanto riguarda i nostri progetti, è andato bene. Mi è servito passare del tempo con Alvaro, il nostro referente progettuale, per capire cosa si può fare per migliorare quello che stiamo facendo. Purtroppo è triste constatare che la salute non è una priorità per chi è povero ed essendo che spesso vivono alla giornata: “prima si mangia e poi quando ci ammaleremo…si vedrà. Va potenziato sicuramente il progetto del Sostegno a Distanza che coinvolge 40 tra bambine e bambini, 26 anziani e 7 giovani che frequentano il nostro Collegio aperto a gennaio di quest’anno. Sostenere a Distanza uno di questi bambini li aiuta veramente perché il denaro investito (200 euro all’anno) va a finanziare loro, che frequentano la struttura, per fornire educazione, cibo, intrattenimento e, in caso di necessità, cure sanitarie gratuite. Il sostegno degli anziani con il progetto “Bolsa Solidaria” che consiste nel fornire una volta al mese ad un anziano una borsa di alimenti, li aiuta nel diversificare ed integrare la loro alimentazione. Ricordiamo che in Guatemala gli anziani insieme ai bambini e alle donne sono una categoria del paese veramente fragile. E poi occorre potenziare l’Alojamento Santa Gertrudis e la piccola Tienda alimentare all’interno del Comedor Infantil. L’ Alojamento è 12 posti letto messi a disposizione dei viandanti che passano per lavoro o turismo dalle parti del Comedor Infantil. E’ sui vari motori di ricerca e sta, lentamente funzionando. Con 16 euro si dorme, con 3 euro si fa colazione e l’utile di cassa va a finanziare la struttura e le attività che in essa si svolgono. La piccola Tienda alimentare, un piccolo negozio, funziona perché la gente compra e, anche in questo caso, l’utile di cassa finanza il progetto. Poi c’è tutto il resto che è posti di lavoro, educazione, valori condivisi e la visione di un futuro per i bambini e gli anziani e le loro famiglie. Questo è e questo è ciò che mi porto a casa da un viaggio breve ma intenso di emozioni. Bisogna viaggiare per conoscere ed aprire la mente. Bisogna aver voglia di ascoltare ed osservare e soprattutto occorre cambiare rotta educandoci un po’ tutti alla solidarietà. C’è un gran bisogno di rimanere solidali perché non c’è alternativa e soprattutto ne vale la pena. Continuate a seguirci, se volete e potete.

Ruggero

Uccisa una operatrice pastorale impegnata per la difesa del creato

Suchitepéquez (Agenzia Fides) – Diana Isabel Hernández Juárez, insegnante di 35 anni e coordinatrice della Pastorale del Creato della parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe a Suchitepéquez (Guatemala) è stata assassinata. La notizia inviata a Fides attraverso i social media, arriva insieme al comunicato dell’Associazione “Mujeres Madre Tierra” che hanno condannato il fatto.
Secondo informazioni pervenute a Fides, l’insegnante, sabato 7 settembre scorso, stava partecipando ad un raduno per la Giornata della Bibbia presso la comunità Monte Gloria, quando è stata aggredita da due individui che le hanno sparato e poi sono fuggiti. Non sono serviti i soccorsi dell’Istituto Guatemalteco di Providenza Sociale a Tiquisate dove è stata portata, perché è deceduta a causa delle gravi ferite.
Diana Isabel Hernández Juárez era conosciuta nella zona perché aveva guidato diversi progetti come “l’orto familiare” e “vivai comunali”, e di riforestazione in più di 32 comunità rurali. L’Associazione Mujeres Madre Tierra e la comunità cattolica di Suchitepéquez hanno chiesto alle autorità di chiarire la vicenda e trovare al più presto i responsabili di questo terribile fatto.
(CE) (Agenzia Fides, 10/09/2019)

La dimensione fondamentale dell’invito

Relazione di Dario Boschetto che ha trascorso 4 settimane di volontariato in Guatemala nella comunità di San Antonio Ilotenango.

Ho avuto l’opportunità di prestare il mio servizio come educatore missionario in Guatemala, dal 29 luglio al 26 agosto 2019. Nulla di quello che sto per descrivere si sarebbe potuto verificare se, ormai tre anni fa, non avessi ricevuto l’invito al partire da parte di un signore canuto conosciuto quasi “per caso” durante una visita alla scuola di don Milani a Barbiana: Aldo Corradi.
 Tutto è iniziato con quell’invito al quale, dovendo declinare per impegni già presi, ho risposto con la richiesta di mantenermi aggiornato via email sulla situazione dei progetti in Guatemala. E’ stato così che per tre anni ho seguito l’evolversi delle varie vicende politiche, sociali e culturali guatemalteche.
Finalmente a Luglio ho potuto conoscere direttamente questa la realtà.
Potrei descrivere in lunghe pagine i colori, i profumi e la bellezza dei paesaggi che questo paese dona a larghe mani accogliendo ogni persona intenzionata a visitarlo. Potrei parlare dell’azzurro acceso di un cielo che non è velato dal forte inquinamento che noi europei ci siamo abituati a considerare come normale. Potrei parlare della ceiba, albero enorme e possente al centro della cosmogonia maya, che a volte non si riesce ad abbracciare se non si è almeno in sei/sette persone. Potrei parlare dei vestiti tradizionali coloratissimi, dei canti stonati in chiesa o della forte energia evocata durante cerimonie maya e messe cristiane celebrate nello stesso momento. Potrei parlare delle ricchezze delle rovine maya pronte per essere disotterrate.Di tante cose vorrei parlarvi, ma sono due le cose che voglio trasmettervi in queste righe: la bellezza degli incontri fatti e la necessità di creare una visione condivisa sul futuro.
Guide fondamentali per poter comprendere e decifrare la realtà che ogni giorno mi si presentava sono state padre Clemente Peneleu e Nicolasa Mendoza.
P. Clemente mi ha accompagnato all’incontro degli ultimi, nelle pieghe e nelle piaghe di una popolazione che ancora stenta a rialzarsi. Con lui ho potuto fare chiarezza sulla necessità di conoscere appieno le proprie radici, intese come cultura e spiritualità. Mi ha presentato a diversi gruppi e a molti leader sociali: dal gruppo della pastorale della salute (impegnato nella formazione sull’utilizzo di erbe e piante medicinali) al gruppo di giovani, a quello dei numerosissimi chierichetti fino al consiglio pastorale che si occupa, tra le altre cose, di politica etica. Ho conosciuto grazie a lui guide spirituali maya, altri sacerdoti e soprattutto anziani la cui saggezza scandita da lunghi silenzi mi hanno fatto riscoprire il valore dell’ascolto e dell’accoglienza.
Nicolasa mi ha invece guidato alla scoperta di alcune attività e al lavoro di coscientizzazione politica e sociale.
In tutto questo io non sono rimasto con le mani in mano! Assieme al gruppo di chierichetti è stato realizzato un murales collettivo sulla parete esterna della casa di p. Clemente. Dopo aver concordato insieme le attività, ci siamo messi contro la parete per disegnare le nostre sagome. Insieme abbiamo usato colori vivaci e tanta creatività per rendere la nostra sagoma unica ed originale. Ognuno ha scelto poi una parola che lo rappresentava e l’ha scritta sopra la sua sagoma. E così ora la viuzza è adornata da un lungo muro dove una quarantina di sagome colorate si danno la mano e dove la gente di passaggio può leggere parole come fratellanza, giustizia, pace, amore, uguaglianza, rispetto…
Visto che il gruppo non era mai andato in campeggio, ho lanciato la proposta di fare due giorni insieme in un parco naturale situato a 40 minuti di strada da San Antonio Ilotenango. L’adesione è stata immediata, la voglia di impegnarsi e crescere insieme nelle attività proposte è stata elettrizzante. E così abbiamo passato due bellissime giornate a mettere in pratica attraverso attività esperienziali i concetti di collaborazione, rispetto, responsabilità, libertà nella scelta e…coraggio affrontando metaforicamente le nostre paure con una camminata nel bosco di notte senza luci, per poi consegnarle alla luce di un fuoco acceso sotto una stellata incantevole.
Sono stati fatti poi incontri di scambio e formazione sia per i giovani di San Antonio che per gli studenti della Scuola Mista Interculturale Bilingue di Chel, nelle montagne a nord.
Non è stato sempre facile, ma sicuramente ne è valsa la pena. Grave rimane la situazione di miseria (non la si può definire povertà) in cui sono costrette a sopravvivere le persone. Altissimo il livello di violenza testimoniato e vissuto ogni giornata. Disastrosa la condizione delle infrastrutture. Povera e corrotta la mentalità politica. Il Guatemala (o almeno quello che io ho potuto conoscere) sembra soffrire di amnesia e forte miopia. Se l’amnesia sembra aver già cancellato l’esperienza dolorosissima della guerra civile, la miopia non permette di avere una visione sul futuro. Ognuno quindi sembra provare a salvarsi da solo, svendendo e svendendosi. Sono pochissime le scintille di speranza di cambiamento di cui posso dare testimonianza. Però ci sono, e per questo ne vale la pena.
Credo fondamentale investire energie e risorse in progetti che permettano da una parte di coscientizzare le persone (portare a coscienza) capacitandole alla creazione e realizzazione di un progetto sociale e politico condiviso. Punti fondamentali riguardano l’educazione a pensare e l’onestà dell’attività politica. Inoltre bisognerebbe studiare e realizzare porgetti di micro-credito per far partire piccole realtà di commercio che permettano il sostentamento reciproco della comunità. Tutto questo però deve essere monitorato; non come forma di controllo, ma come forma di gestione per capire quali interventi funzionano e quali invece no, tenendo traccia dei risultati con il fine di un continuo miglioramento.
Sono grato per questa esperienza, partita tutta da un invito. Ho messo a disposizione le mie competenze con delle Sorelle e dei Fratelli che hanno voglia di crescere insieme, e che hanno una bellezza straordinaria pronta per essere condivisa con i prossimi ospiti.
Un abbraccio di cuore,
Dario
metamorfosi di un muro