Visita del nuovo cardinale

Ramazzini-Don Luigi

 

da “L’Arena” domenica 13 ottobre 2019

È cardinale da una settimana, anche se papa Francesco ha fatto il suo nome all’Angelus il 1° settembre scorso, ma la schiettezza di monsignor Alvaro Leonel Ramazzini Imeri, vescovo di Huehuetenango in Guatemala, è rimasta la stessa tanto da fare una visita a sorpresa all’amico monsignor Luigi Adami, parroco di San Zeno di Colognola. In Italia per ricevere la nomina nella basilica di San Pietro a Roma, prima di ripartire domani per la sua terra, il cardinale ha pranzato con don Adami in paese dove è già stato anni fa, incontrando in canonica i parrocchiani che da anni intrattengono rapporti di amicizia con alcune comunità guatemalteche.

Nato 72 anni fa a Ciudad de Guatemala ma di origini italiane, monsignor Ramazzini è ritenuto «vescovo di frontiera», dalla parte dei poveri, indigeni discendenti dai Maya e migranti, sostenendoli nella rivendicazione dei loro diritti. Un impegno coraggioso per il quale è stato minacciato di morte. «Sono in amicizia con don Luigi e la sua comunità che ringrazio per la solidarietà che esprimono al mio Paese, piccolo ma desideroso di andare avanti nonostante le difficoltà», ha esordito Ramazzini. «Non sapevo che papa Francesco mi avrebbe nominato cardinale; ho avuto la notizia il giorno stesso in cui ha fatto il mio nome, da un amico di Fabriano che mi ha telefonato, ma gli ho risposto che la cosa mi giungeva nuova e dovevo verificare. Poi l’ho letto su Vatican News e mi ha chiamato il nunzio apostolico, così ho capito che era vero», ha raccontato. «Il nunzio mi ha dato una lettera del Papa in cui diceva che l’essere cardinale non è un onore ma un servizio, “una missione da compiere con lealtà, coerenza e compassione”, collaborando col Santo Padre nel governo della Chiesa; sono valori che hanno sempre orientato la mia vita». Ha parlato di papa Bergoglio: «L’ho conosciuto quando era presidente della conferenza episcopale argentina e io di quella del Guatemala. Ultimamente ci eravamo visti a Panama alla Giornata della gioventù, ma non mi aspettavo mi facesse cardinale.

Desideravo stargli vicino», ha ammesso, «per potergli riferire della realtà povera in cui viviamo, e ora mi sarà più semplice». «Sono in sintonia con lui», ha detto Ramazzini, «e mi dispiacciono le critiche che gli fanno. Ho visto a Roma cardinali che, dalle informazioni che circolano, sono contro Francesco, ma erano lì in concistoro; noi giuriamo fedeltà al Papa e se qualcosa non va, dobbiamo dialogare con lui e non rilasciare dichiarazioni pubbliche che non giovano a nessuno. La fraternità si costruisce sulla lealtà. Spero che questo Papa vada avanti a lungo perché sta facendo cose sconvolgenti». «Ora torno in Guatemala dove c’è chi mi accusa di aver estorto la nomina», ha rivelato il cardinale, «perché non la accetta. Sono persone che non hanno mai parlato con me; alcune fanno parte della Chiesa, altre del settore filomilitare, altre ancora sono ricche e ritengono il mio pensiero marxista, ma la mia è solo dottrina della Chiesa. Ho contro di me anche dei contadini perchè dico che non si usa la violenza per affermare i propri diritti. Quando prendi posizioni tipiche del Vangelo, la reazione è questa». Ramazzini ha parlato della sua diocesi: «Ha 1 milione e 200 mila abitanti di cui il 70 per cento cattolici e siamo in 40 preti. Ci sono tanti problemi tra cui molti migranti minorenni che vanno negli Stati Uniti; parecchi di loro sono in centri di detenzione, altri privati dei documenti. Tra Guatemala e Messico sostano 2 mila migranti africani, ma non c’è lavoro. Io sono contro l’industria estrattiva di oro e argento che sfrutta e impoverisce, ma sono favorevole alle iniziative che potranno permettere alla gente di vivere con dignità». •

M.R.

Ramazzini a San Zeno

Il cardinale Álvaro Leonel Ramazzini Imeri

Al nuovo cardinale, creato da Papa Francesco il 5 ottobre 2019, è stato assegnato il titolo della Chiesa di San Giovanni Evangelista a Spinaceto
Il cardinale Alvaro Leonel Rammazini Imeri – vescovo di Huehuetenango
da Vaticannews del 05 ottobre 2019
Letteralmente “vescovo di frontiera”, Álvaro Leonel Ramazzini Imeri è schierato da sempre in prima linea accanto alle popolazioni più povere del Guatemala. Aperto al dialogo a tutto campo, in particolare è al fianco degli indigeni discendenti dei maya e dei migranti, sostenendoli nella rivendicazioni dei loro diritti, contro le ingiustizie e i soprusi, soprattutto quelli perpetrati dalle multinazionali che saccheggiano le risorse del Paese centramericano.  Per questa sua azione ha ricevuto anche minacce di morte.

Nato il 16 luglio 1947 a Ciudad de Guatemala, è il maggiore dei quattro figli di Ernesto Ramazzini e Delia Imeri, di origini italiane, emigrati dalla  Lombardia. Ha frequentato i primi tre anni della scuola primaria nel Colegio de Jesús de Candelaria, il quarto anno nella Escuela Pública Miguel Hidalgo y Costilla a Chimaltenango e il quinto e sesto anno nel Colegio El Rosario. Poi ha perfezionato la  preparazione nel Seminario minore conciliare di Santiago, sempre nell’arcidiocesi di Guatemala. Ha studiato filosofia e teologia nell’Instituto Teológico Salesiano e ha concluso la formazione al sacerdozio in Messico, nel seminario diocesano di Mérida, nello Yucatán.

È stato ordinato presbitero il 27 giugno 1971 nella cattedrale di Guatemala dall’arcivescovo Mario Casariego, che lo ha subito incaricato di occuparsi del seminario maggiore de la Asunción. In quel periodo, precisamente tra il 1976 e il 1980, ha studiato Diritto canonico alla Pontificia università Gregoriana, conseguendo il dottorato.

Rientrato in Guatemala è stato prima formatore, poi professore di Teologia e quindi dal 1983 al 1986 rettore del seminario  de la Asunción. Ha anche insegnato Teologia e Diritto canonico nell’Istituto teologico salesiano, accompagnando questi servizi con la cura pastorale nelle parrocchie.

Il 15 dicembre 1988 Giovanni Paolo II lo ha nominato vescovo di San Marcos e il 6 gennaio 1989 gli ha conferito personalmente l’ordinazione nella basilica di San Pietro. ¡Ay de mí sino evangelizo! (“Guai a me se non evangelizzo!”) è il suo motto episcopale. Nella diocesi ha fondato la pastorale della terra, per la valorizzazione delle risorse agricole e della dignità dei lavoratori rurali, e la Casa del migrante, per tutelare soprattutto i minori non accompagnati.

Nel 1990 è divenuto segretario generale della Conferenza episcopale guatemalteca (Ceg), nel cui ambito ha ricoperto numerosi incarichi fino ad esserne eletto presidente nel 2006. Ha terminato il mandato nel 2008 e al momento è responsabile delle Commissioni per le comunicazioni sociali e per la giustizia e la solidarietà.  Ma è stato anche a capo della pastorale sociale, della Caritas nazionale, della pastorale delle comunicazioni, della pastorale dei carcerati e di quella  per la “movilidad humana”.

Sempre nell’ambito della Ceg, ha assunto un ruolo di rilievo al servizio della promozione della pace durante la guerra civile che ha colpito il Paese dal 1960 al 1996: infatti è stato delegato dei vescovi guatemaltechi  in seno alla “Comisión multipartita” per la verifica delle comunità della popolazione civile in resistenza nel nord del Quiche  (1990-1994) e membro del settore religioso nella  Commissione nazionale di riconciliazione, che ha consentito la nascita del Dialogo nazionale (1991-1996).

Impegnato anche a livello continentale, ha presieduto dal 2000 al 2006 il Servicio internacional cristiano de solidaridad con los pueblos de América latina “Óscar Romero” (Sicsal) e dal 2001 al 2005  il Segretariato episcopale dell’America centrale (Sedac). Significativo il suo contribuito nel Consiglio episcopale latinoamericano (Celam): ha preso parte alle conferenze generali del 1992 a Santo Domingo e del 2007 ad Aparecida; e   tra il 1991 e il 1995 è stato responsabile della sezione per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso.

Nel 2011 ha ricevuto il premio “Pacem in terris”   assegnato “per onorare una persona che si distingue nella pace e nella giustizia, non solamente nel proprio paese ma nel mondo”   e il 14 maggio 2012 è stato trasferito da Benedetto XVI alla sede residenziale di Huehuetenango, che conta quasi un milione di fedeli, ai confini con lo Stato messicano del Chiapas. Dopo l’ingresso in diocesi, il successivo 14 luglio, ha ancora di più rilanciato il suo servizio tra i poveri, divenendo punto di riferimento soprattutto per le popolazioni indigene che subiscono violenze e ingiustizie.

Appassionato di musica e letteratura, ama anche il calcio e le lunghe passeggiate in mezzo alla natura. Nell’ambito della Curia romana, dal 1990 è membro della Pontificia commissione per l’America latina, e dal 1991 al 1996 è stato membro del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. Nel 1997 ha preso parte all’Assemblea speciale per l’America del Sinodo dei vescovi.