Speranza di un cambiamento

da “L’Osservatore Romano” del 16 febbraio 2020

CITTÀ DEL GUATEMALA, 15 febbraio. La responsabilità dei governanti recentemente eletti nella promozione del bene comune in una società inclusiva, la lotta contro la corruzione, la crisi migratoria in America centrale, il recente annuncio della beatificazione dei martiri di El Quiché e l’impegno della Chiesa ad annunciare Cristo come luce che dà senso alla vita e apre cammini di speranza: questi sono stati i principali temi affrontati dai vescovi del Guatemala nel corso dell’assemblea plenaria della conferenza episcopale, durante la quale hanno potuto riflettere sulle attività dell’anno trascorso e sulle priorità pastorali future. In un comunicato a firma del presidente, monsignor Gonzalo de Villa y Vàsquez, vescovo di Sololà-Chimaltenango, e del vicepresidente, monsignor Antonio Calderón Cruz, vescovo di San Francisco de Asis de Jutiapa, i presuli invitano inoltre tutti i guatemaltechi a «lavorare per il dialogo tra i diversi settori della società e giungere ad accordi consensuali, lasciando da parte posizioni rigide e pregiudizi del passato».

«Nonostante le delusioni del passato e lo scetticismo suscitato nella popolazione, la speranza di un cambiamento risorge sempre», sottolineano i vescovi, auspicando che la priorità dei nuovi governanti eletti in Guatemala «sia il bene comune» e che «si metta fine alle pratiche politiche nefaste legate alla corruzione e all’assenza dello Stato negli spazi che sono sua responsabilità principale». Il loro primo impegno deve quindi essere quello di «promuovere una società inclusiva, con opportunità per tutti, che dia impulso allo sviluppo umano integrale della popolazione ed eviti le ondate di migranti che sono costretti a fuggire dalla povertà». A gennaio, nel suo primo discorso ufficiale dopo l’insediamento, il nuovo presidente della Repubblica del Guatemala, Alejandro Giammattei, aveva affermato che la lotta alla corruzione — «totale e inflessibile» — sarebbe stata la priorità del suo governo, nell’intento di mettere fine «a sprechi, prezzi gonfiati, opere inesistenti, al contrabbando, al degrado delle dogane, e alle pratiche disoneste e rivoltanti esistenti». Nel discorso, il capo dello Stato aveva garantito che sarebbero state rilanciate l’economia e l’occupazione e che il dilagante fenomeno delle temibili bande giovanili, conosciute in Centro America e Messico come maras, sarebbe stato contrastato con vigore.

«L’inizio dell’anno — ricordano inoltre i presuli — è stato segnato anche dalla sofferenza dei migranti che cercano di fuggire da situazioni di povertà e di violenza». Ringraziano quanti si adoperano per alleviare le loro sofferenze, auspicando l’impegno di tutti i guatemaltechi per combattere le cause dell’emigrazione, e sottolineano ugualmente l’improrogabilità di creare «possibilità di sviluppo e di lavoro per il gran numero di giovani che sono una ricchezza incontestabile del paese».

Evocando più particolarmente la vita della Chiesa in Guatemala, la conferenza episcopale non manca di rallegrarsi per l’annuncio, il 24 gennaio, della beatificazione dei martiri di El Quiché: i servi di Dio José Maria Gran Cirera, Juan Alonso e Faustino Villanueva, sacerdoti professi dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù, e sette compagni, laici — tra i quali Juan Barrerà Méndez, un bambino di dodici anni — uccisi, in odio alla fede, in Guatemala tra il 1980 e il 1991. «Erano spinti unicamente dall’amore a Dio e ai fratelli più poveri, in un periodo di persecuzione della Chiesa e di violenza contro tutta la popolazione», sottolineano i presuli guatemaltechi, ricordando che questi martiri «si aggiungono ai recenti beatificati e alle centinaia di testimoni sconosciuti le cui vite hanno fecondato la missione della Chiesa in Guatemala e diventano nuovi testimoni qualificati che ci guidano a seguire Gesù nei nostri tempi».

Sottolineano poi che il loro «compito principale come vescovi è quello di promuovere, guidare e animare l’evangelizzazione nel paese, con l’aiuto dei sacerdoti, dei consacrati e dei tanti laici» a cui esprimono il loro ringraziamento. La «missione permanente» dei vescovi, aggiungono, consiste nell’annunciare Gesù Cristo come luce che dà senso alle nostre vite e apre percorsi di speranza, celebrare nella liturgia la sua azione salvifica nei confronti dei credenti, e sostenere i laici nell’ambito familiare, lavorativo e pubblico.