Il Cardinale Ramazzini: conciliare il rispetto delle leggi di ogni paese e il diritto alla migrazione

Città del Guatemala (Agenzia Fides) – Dopo che l’Honduras ha chiesto al governo del Guatemala una investigazione sui fatti di violenza accaduti contro i migranti nel Guatemala (vedi Fides 21/01/2021), la comunità internazionale ha aperto gli occhi su questo grande gruppo di migranti che continuano la loro marcia verso gli Stati Uniti.
Il Vescovo della diocesi di Huehuetenango, il Cardinale Álvaro Ramazzini, ha rilasciato un’intervista al giornale Prensa Libre in cui parla della emigrazione e si sofferma su quella che ritiene la principale causa, la povertà, definita “una forma di violenza strutturale”.
“Tutti hanno il diritto di migrare, soprattutto nelle situazioni in cui hanno bisogno di sfuggire a persecuzioni e pericoli che minacciano la vita, come la povertà, che è un attentato alla vita perché molte persone, con i livelli di povertà in cui vivono, non possono avere una vita decente” afferma il Cardinale.
Riguardo alla violenza sofferta dal gruppo di migranti, il Cardinale prosegue: “Indubbiamente le leggi di ogni paese devono essere rispettate, dobbiamo riconoscere la loro sovranità, ma allo stesso tempo dobbiamo riconoscere il diritto alla migrazione. Come combinare i due principi è complicato, ecco perché abbiamo sollecitato i governi a richiedere politiche che favoriscano la presenza dei migranti perché non sono tutti criminali o ladri.”
Il Cardinale Ramazzini, dinanzi alla realtà del Guatemala, commenta: “Questo paese non ha implementato politiche per promuovere una maggiore occupazione per le persone. I contadini sono stati abbandonati e lo stesso sistema di riscossione delle tasse, che dovrebbe consentire di avere risorse per soddisfare i bisogni del resto dei guatemaltechi, non ha funzionato. Per questo la Conferenza Episcopale dell’America Centrale chiede che ci sia un incontro dei Presidenti per affrontare questo tema in modo globale e fare fronte comune. Questa situazione non può essere risolta con la sola repressione o con un rigoroso controllo delle frontiere. Proposte e azioni comuni dovrebbero venire dal SICA (Sistema di integrazione centroamericano), che ha a che fare con la mancanza di soluzioni strutturali che causano povertà e violenza.”
Alla fine dell’intervista il Cardinale ricorda che la responsabilità è di tutti: “Siamo tutti responsabili a diversi livelli: famiglie, politici, legislatori che non favoriscono leggi che promuovono lo sviluppo, uomini d’affari che in genere cercano solo i propri interessi, sindacati e organizzazioni sociali che non diventano agenti di sviluppo. Qui siamo tutti responsabili.”
(CE) (Agenzia Fides 09/02/2021)

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