Intervista all’infermiera Damaris Picon Lopez

In un contesto di Cooperazione internazionale crediamo sia importante il confronto e l’ascolto come anche la condivisione di idee.
Tramite Alvaro Aguilar Aldana, il nostro referente progettuale in Guatemala, abbiamo fatto alcune domande a Damaris Picón de Lopez, infermiera Ausiliaria, che per un periodo abbastanza lungo, interrotto dalla venuta della pandemia, ha lavorato presso il nostro Comedor Infantil. 
Le abbiamo fatto qualche domanda  per conoscerla come Infermiera ma soprattutto come persona.
Buongiorno Damaris, ti presenti?
Mi chiamo Damaris e sono infermiera dal 2010. Lavoro presso il Ministero della Sanità Pubblica dal 2015 e attualmente nella zona rurale, nei villaggi tra le montagne o comunque lontano dai centri abitati, dalle grandi città.  Sono madre di 2 bambini. Dopo le scuole medie ho studiato un anno diventando Infermiera ausiliaria perché la mia famiglia non poteva permettersi di farmi studiare all’Università. Ho studiato per poter avere un lavoro ed essere d’aiuto alle persone.
In Guatemala com’è il percorso di studi per diventare infermiera?
E’ di due tipi: Auxiliar de enfermería (infermiera Ausiliaria). Si studia un anno in una scuola dove si accede con il titolo di studio di terza media. Si diventa invece Enfermera Profesional (Infermiera professionale) studiando tre anni in Università.
Sono più le donne o gli uomini che studiano per diventare Infermiere?
In Guatemala ci sono un po’ più donne che studiano infermieristica ma c’è anche un buon numero di uomini interessati. Dove lavoro io ci sono 45 infermiere e solo 2 infermieri.
Si trova facilmente lavoro come Infermiera professionale o come Ausialiaria d’Infermieristica? 
Nel ministero della Sanità pubblica ci sono sporadiche opportunità di trovare lavoro, di essere assunte. Chi lavora per il Ministero sa che farà un lavoro impegnativo e duro perché bisogna camminare molto per raggiungere le comunità, specialmente quelle in montagna. A livello privato ci sono più opportunità di essere assunte anche se lo stipendio è basso. In questo periodo di pandemia sono però aumentate le occasioni di lavoro .
Dove può lavorare un’Infermiera’ 
A livello governativo i luoghi sono gli ambulatori presenti nei villaggi, negli ospedali regionali oppure in quelli nelle grandi città. Privatamente si può essere assunti negli ambulatori o negli ospedali anche se il salario è basso, senza troppe garanzie e con turni pesanti.
Come si lavorare in un paese come il Guatemala dove ci viene detto che l’assistenza sanitaria non è accessibile a tutte le persone che ne hanno bisogno quando si ammalano?
È molto difficile perché mancano risorse per essere in grado di soddisfare tutte le esigenze delle persone, soprattutto nelle zona rurale dove manca tutto. Non ci sono medici ma solo infermieri e se si verificano emergenze i pazienti devono essere mandati negli ospedali.
Puoi raccontarci com’è una tua giornata?
Mi alzo molto presto, alle 4 del mattino, alle 6 sono già in viaggio verso le comunità montane. Impiego un paio d’ore per arrivarci con un veicolo a doppia trazione o in moto. Con il tempo piovoso è molto difficile arrampicarsi a causa delle strade sterrate e senza manutenzione. Arrivata al posto di salute, pulisco l’ambulatorio, preparo il materiale che utilizzerò e inizio a prendermi cura delle persone. La media è di 45 visite giornaliere. Si arriva fino a 80 bambini durante i giorni delle vaccinazioni. A volte salto anche il pranzo per il tanto lavoro che c’è. Nel posto di salute sono da sola. Termino il turno alle 16 per arrivare a casa alle 18 circa. Preparo la cena per la mia famiglia e poi vado a dormire.
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Hai lavorato nel Comedor Infantil, il progetto che abbiamo a Santa Gertrudis. Cosa facevi?
Ho lavorato un anno e mezzo, dopo di che ho dovuto interrompere la collaborazione perché il Ministero della salute, causa la pandemia, mi ha chiesto più tempo al lavoro nelle comunità, aumentandomi le ore. Quello che ho fatto al Comedor mi è piaciuto molto perché mi sono occupato degli anziani e dei bambini. Ho fatto visite a domicilio incontrando e parlando con le persone. Il mio lavoro consisteva nella misurazione dei parametri vitali (controllo della pressione arteriosa e della glicemia), prevenzione ed educazione sanitaria, supporto al medico nelle visite che mensilmente si facevano all’interno del Comedor, organizzazione e preparazione delle giornate dedicate all’esecuzione del pap test.
Quando entri nelle case delle persone cosa trovi?
Molte necessità, molte persone bisognose, molti bambini con necessità educative … È così difficile spiegare la situazione che incontro nelle comunità. I sentimenti sono molti…
Quanto è importante educare le persone alla prevenzione delle malattie?
Il lavoro che faccio non riguarda solo la cura. Educare è molto importante perché curarsi è difficile a causa della mancanza di medicinali e forniture per cui si può incidere educando le persone. Ecco perché la prevenzione con l’educazione diventa sempre più necessaria.
Di cosa soffrono le persone che assiti a domicilio?
Diarrea, polmonite, raffreddore, tosse; dopo l’esecuzione di pap test si evidenziano casi di cancro uterino ma soprattutto c’è molta malnutrizione e questo influenza anche il processo di apprendimento dei bambini.
Come può essere d’aiuto un’infermiera in un paese in cui la violenza contro le donne, il machismo maschile e la differenza di genere sono molto comuni?
Nonostante tutta questa violenza, l’infermiera è ben vista e apprezzata. Il machismo nella parte montuosa del Guatemala è molto presente. Non si può, ad esempio, parlare liberamente di pianificazione familiare. L’infermiera è molto rispettata ma bisogna fare attenzione quando si parla di questi argomenti con le famiglie.
Abuso di droghe e prevenzione: quale ruolo può avere l’infermiera?
Nella zona in cui lavoro non ci sono problemi di droga, forse a causa della situazione economica che fa si che le persone non abbiamo soldi da spendere per comprarsi la droga. Ci sono invece problemi relativi all’abuso di alcol. L’infermiera ha sicuramente un ruolo molto importante dal punto di vista educativo e preventivo nell’affrontare problematiche di questo genere.
Infermieri e povertà. Cosa pensi tu che ogni giorno entri nelle case di persone che vivono in condizioni di fragilità e talvolta di estrema povertà?
Mi sento impotente non potendo fare nulla vedendo persone abbandonate al loro destino. Come ho detto prima, ci sono molti sentimenti che si provano di fronte a molte situazioni di povertà, a volte estrema, presenti nel paese.
Sanità pubblica o privata. Servizi sanitari gratuiti o a pagamento. Farmaci gratuiti o a pagamento. Cosa ne pensi?
La salute deve essere accessibile a tutti. In Guatemala è stata privatizzata e il privato ne ha tratto grandi profitti, soprattutto con i medicinali. Sebbene la legge dice che tutti hanno diritto gratuitamente di curarsi, non è così.
C’è una figura come l’infermiera scolastica nelle scuole guatemalteche?
Non c’è l’infermiera nelle nostre scuole. Sono i centri sanitari governativi ad essere responsabili del sistema di sorveglianza sanitaria scolastica. Nelle scuole sarebbe utile ed importante esserci, per quanto possibile, per portare formazione, prevenzione ed educazione ma si presta pochissima attenzione a causa dell’elevata domanda di assistenza, di cure, di interventi da parte della popolazione che vive nelle comunità per cui la medicina scolastica passa in secondo piano.
Cosa metti nella tua borsa quando vai al lavoro?
Porto un po’ di tutto: attrezzatura da lavoro, acqua, un pane, un frutto. Ora non manca il gel antibatterico oltre a portare ogni giorno una scorta di medicinali per le esigenze più importanti delle persone di cui devo occuparmi.
Consiglieresti a tuo figlio o a tua figlia di studiare infermieristica?
Si lo consiglierei, anche se si tratta di una professione impegnativa dove si fanno tanti sacrifici. Purtroppo il salario mensile è basso. I miei figli dicono che non vogliono fare l’infermiera perché li lascio soli per ore e ore.
Come hai lavorato in questo periodo di Covid?
Abbiamo riposato poco. Quando ci è stato detto che c’erano i primi casi di coronavirus e che dovevamo intervenire ero molto preoccupata a causa delle poche informazioni che avevamo. Siamo andati dove ci è stato detto, non importava se avevamo una famiglia, se tra i nostri famigliari c’era qualcuno ammalato. Siamo andati dove ci hanno mandato. Ho imparato a fare i tamponi e prendermi cura delle persone. Sono stata lontano da casa e lontano dalla mia famiglia per 2 mesi… è stata un’esperienza molto forte.
In Italia, gli infermieri che hanno lavorato durante il covid sono considerati eroi anche se non ci piace questa parola. 
Come ti consideri?
Mi considero “privilegiata” per aver servito e aiutato la mia comunità però non posso non avere paura di tornare a casa pensando di poter infettare la mia famiglia. Siamo tutti vulnerabili alla pandemia, ma sappiamo che altre persone nei villaggi hanno ancora bisogno di noi per ottenere conforto di fronte alle loro sofferenze.
Vi ringrazio molto per questa intervista che mi aiuta a riflettere su quello che faccio.