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Guatemala: un passo avanti e due indietro

Ne parliamo con Secil De Leon, un analista politico e docente universitario.

da: https://www.notiziegeopolitiche.net/guatemala-un-passo-avanti-e-due-indietro/

a cura di Maddalena Pezzotti –

Nel complesso il Guatemala ha indicatori tipici di quello che una volta si chiamava il terzo mondo, fra i quali il 45 per cento di malnutrizione cronica nei bambini sotto i cinque anni di età, oltre il 50 per cento di povertà e povertà estrema, e l’esclusione dalla previdenza sociale del 75 per cento della forza lavoro, in quanto impiegata nell’ambito informale. Le entrate fiscali non superano il 10 per cento del Pil, con una sofferenza finanziaria per l’istruzione, l’occupazione, la sicurezza e la giustizia, e il ricorso indiscriminato al debito interno ed esterno per coprire il deficit del funzionamento dello stato.
Cultura e gestione della res publica restano di sapore coloniale. Circa due dozzine di famiglie rappresentano il 90 per cento del reddito globale su 17 milioni. Le compagnie straniere che estraggono ricchezza dal sottosuolo per legge corrispondono all’erario l’1 per cento dei loro ricavi ed è per un gesto di buona volontà che alcune arrivano a contribuire con il 5 per cento. Durante il suo primo viaggio negli Stati Uniti, il presidente uscente, Jimmy Morales, aveva offerto a Trump manodopera a buon mercato per costruire il muro lungo la frontiera sud.

Secil De Leon è un analista politico, e docente universitario presso l’Università San Carlos, l’unico ateneo statale, in un paese dove si sta privatizzando il comparto educativo. Con lui analizziamo la discussa conclusione delle recenti elezioni politiche, soffermandoci su temi dell’attualità nazionale.

– I guatemaltechi hanno espresso una marcata astensione per il secondo turno delle elezioni generali, che ha designato non solo il presidente della repubblica, ma 340 sindaci, 160 deputati e 20 delegati per il parlamento centroamericano. A quali elementi si deve questa alienazione dagli strumenti di partecipazione democratica?
L’astensionismo è una tendenza che ha raggiunto i suoi numeri più bassi in questa ultima tornata. La vittoria di Giammattei è minata da un gap di legittimità: 8 milioni di abitanti erano abilitati al voto ed è stato proclamato con meno del 25 per cento del totale. Una ragione potrebbe essere che la giustizia è intervenuta in modo decisivo nell’arena elettorale e, a causa di evidenti violazioni dello stato di diritto, ben cinque candidati sono stati esclusi sin dal primo turno. Tra questi, la figlia del dittatore Rios-Montt, e Thelma Aldana, ex capo della procura, per le quali era stata testimoniata una massiccia intenzione di voto. Questi eventi ripetuti hanno determinato un quadro di incertezza nell’arena politica tanto che, fino a poche ore dall’apertura delle urne, non era chiaro dal punto di vista giuridico se potesse rotolare qualche altra testa. Va detto che le inchieste che la commissione internazionale contro l’impunità (Cicig) e la procura hanno condotto dal 2015 hanno mostrato un sistema perverso e ipocrita, trasversale a tutti i settori, gestito da politici di lungo corso, imprenditori di successo, ufficiali pluridecorati, e membri del clero, che nascosti da una cortina di rispettabilità, depredavano risorse pubbliche per alimentare lussi individuali, così aggravando la deprivazione a cui è soggiogata la maggior parte della gente. Soprattutto, va detto che le denunce di frode nel centro di calcolo del tribunale supremo elettorale, già al primo turno, sono cadute nel vuoto, provocando un diffuso sentimento di sfiducia. Nemmeno la stampa ha dato credito alle segnalazioni, ora confermate. È stato riconosciuto che ci sia stata manipolazione ed è stata aperta un’indagine penale. Ci troviamo in una situazione in cui sono stati annunciati un presidente, e un parlamento, senza che si sappia con affidabilità come sia stata distribuita la volontà popolare”.

– Il tribunale supremo elettorale ha sancito la vittoria di Alejandro Giammattei, del partito di centrodestra “Vamos”, per la massima carica dello Stato, con il 57 per cento delle preferenze, equivalente a 1.9 milioni di volti, dopo tre esperimenti con partiti diversi. Giammattei, promilitarista, accusato di aver partecipato a esecuzioni extragiudiziali, si installerà il 14 gennaio del 2020. Cosa ci dice questo risultato del paese attuale?
Il nostro è un paese ricco e meraviglioso, stracolmo di indigenti, analfabeti e disoccupati, senza nessun mezzo per cambiare la propria condizione. I giovani costituiscono più della metà dei guatemaltechi, ma questo segmento vitale per la società e l’economia sogna di migrare verso migliori prospettive, identificate negli Stati Uniti. Giammattei è stato patrocinato da un milionario, proprietario di Claro, una delle due società di telefonia che operano in Guatemala. Sandra Torres, al ballottaggio con Giammatei, è stata patrocinata da un altro milionario, proprietario di Tigo, la compagnia concorrente. Questo è uno scontro tra fortune di dubbia origine che mirano all’appalto del 4G su scala nazionale. Questo scampolo di narrazione locale accade in un mondo in cui Trump e Xi Jinping lottano per il controllo del 5G. Con questa elezione, il Guatemala rimarrà un paradiso per uomini d’affari senza scrupoli, funzionari corrotti, e criminalità”.

– Quali sono le ragioni della sconfitta di Sandra Torres? Al primo turno, la candidata del Partito dell’Unità e della Speranza (Une per la sigla in spagnolo) era in vantaggio. Molti analisti hanno parlato di un partito sovrasaturato di leader e di uno stile interpersonale della stessa Torres che non faciliterebbe i negoziati e i patti incrociati. Cosa ne pensa?
Sono stati resi pubblici gli audio di comunicazioni in cui Torres accettava un contributo non dichiarato di un milione di dollari per una precedente campagna. Questo non le ha impedito di competere, perché i processi intentati contro di lei non hanno portato a una condanna. Ha giocato a sfavore il fatto di essere al suo terzo tentativo consecutivo di conquistare la poltrona, con un accumulo di voto di rifiuto o di punizione, al quale vengono sottoposti molti personaggi con un surplus di visibilità. Pure Giammattei era alla sua terza prova, ma Torres era stata la first lady durante il mandato di Alvaro Colom, con un enorme potere reale nel governo della Une fra il 2008 e il 2012, al punto che si parlava del ‘governo della moglie’. Nel 2015, questo stesso meccanismo implicito ha catapultato il novellino Jimmy Morales alla presidenza, superandola. Nemmeno la rivelazione della condotta sessuale promiscua di Giammattei all’interno del suo stesso partito con giovani militanti, in un contesto religioso come il Guatemala, ha prodotto un esito differente”.

– Il contrasto alla Cicig tanto del vecchio presidente come del nuovo è nota. La commissione, tuttavia, ha esibito la trama fra l’apparato politico e la finanza elettorale, dove gli imprenditori e la criminalità organizzata pagano le campagne e poi ottengono contratti. La corruzione e il traffico di influenze incidono sull’alto tasso di povertà e ingovernabilità e la Cicig ha un robusto supporto civico. Potrebbe cambiare lo scenario?
La lotta contro la corruzione chapina (forma colloquiale per guatemalteca, ndr) ricorda l’Italia degli anni novanta con Mani Pulite. Nel nostro caso, la Cicig è stata incentivata dagli Stati Uniti e governi europei. L’ambasciata americana in Guatemala è un attore politico di rilievo, occupato finora dalla linea democratica. Senza il suo appoggio politico, finanziario, tecnico e di intelligence, la riuscita non sarebbe stata la stessa. Portare i sei imprenditori più influenti del paese in tribunale per aver finanziato illegalmente la campagna di Jimmy Morales nel 2015 non sarebbe stato viabile senza una benedizione papale, in questo caso, degli Stati Uniti. La residenza e l’apparato di sicurezza del commissario Iván Velásquez sono sempre stati sulla lista spese dell’ambasciata. La commissione ha svelato il vero volto di un impianto malavitoso e prevaricatore che assicura che nulla cambi, nonostante la chiamata alle urne ogni quattro anni: un sofisticato gattopardismo tropicale. Il rapporto delinquenziale tra i grandi imprenditori locali, la classe politica, i loro esecutori ai vertici delle istituzioni statali e dell’esercito, e reti criminali, è stato smascherato, toccando la figura del presidente della repubblica e la sua famiglia, coinvolti in illeciti che includono corruzione, narcotraffico e riciclaggio di denaro sporco. Non so se e come potrebbe cambiare lo scenario. Purtroppo, Trump è in cerca di consensi all’Onu, e in seno alla organizzazione degli stati americani, a puntello di decisioni azzardate e invise, da Israele al Venezuela, e ha trovato in Jimmy Morales (l’ambasciata guatemalteca è stata spostata da Tel Aviv a Gerusalemme in seguito alla decisione del presidente degli Stati Uniti, ndr) e in Aleandro Giammattei dei fidati vassalli. La Cicig è diventata materiale di scambio”.

– Giammattei ha concentrato la sua strategia elettorale sull’opposizione all’accordo migratorio firmato a Washington da Jimmy Morales che prevede l’accoglienza di migranti e richiedenti asilo da El Salvador e Honduras in transito verso gli Stati Uniti. Trump ha minacciato il Guatemala di imporre dazi sulle sue esportazioni, e tassare le rimesse che 1 milione e 500 mila guatemaltechi residenti negli Usa inviano al loro paese, e che costituiscono forse la misura più efficace contro la povertà. C’è un’uscita da questa spinosa questione?
La notizia della firma dell’accordo che rende il Guatemala un paese terzo sicuro è arrivata a una settimana dal primo turno. Giammattei aveva palesato di essere contrario. Come presidente eletto ha ricalibrato la sua posizione, dicendo che deve essere rinegoziato e ogni giorno che passa lo vediamo avvicinarsi alla linea di Washington. Dal 1954, il capitale statunitense determina la vita di questo paese. Con l’eccezione di Alfonso Portillo (la sua amministrazione si è svolta fra il 2000 e il 2004, ndr), tutti i governi hanno ridotto la politica estera guatemalteca a un tappetino per gli interessi americani. Per quanto si può vedere, Giammattei non sarà l’eccezione, poiché l’esercizio della sovranità ha un prezzo. Cuba e Venezuela sono due esempi di politiche repressive applicate a coloro che non si allineano”.

Che resta della ‘primavera chapina’ del 2015? Quel movimento sociale portò alle dimissioni dell’allora vice-presidente Roxana Baldetti, prima, e poi a quelle del presidente Otto Perez Molina. Quale ruolo può svolgere nell’immediato futuro del Guatemala il collettivo Justicia Ya, che nasce da quelle marce, con l’obiettivo della trasformazione politica del paese?
Le imponenti mobilitazioni degli anni ’60, ’70, ’80 e ’90 in Guatemala non hanno avuto replica nel secolo attuale. Dalla firma della pace nel 1996, la coesione sociale si è disarticolata e, con le dovute eccezioni, diluita in una miriade di Ong prese in ostaggio dal finanziamento di agenzie di cooperazione e sviluppo. Le manifestazioni del 2015 a Città del Guatemala, come nelle ‘primavere arabe’ del 2011, sono state avviate e alimentate dal ruolo dinamico dei social network, arrivando ad affollare la piazza principale della capitale, dove si affaccia il palazzo presidenziale, come non era successo in anni, sull’onda delle imputazioni lanciate dalla Cicig, per la prima volta nella storia, senza remore riguardo a cognomi altisonanti, status o relazioni. Sono stati creati collettivi, che hanno ricevuto risorse dall’ambasciata degli Stati Uniti e la comunità internazionale, e non hanno certo messo a repentaglio lo status quo. Col passare del tempo, l’euforia è scemata, ma possiamo dire che anche se l’azione non è stata sostenuta, ha finito per lasciare un segno. Poche settimane fa l’Università San Carlos è stata occupata da un gruppo di studentii per protestare contro la mancanza di trasparenza, le privatizzazioni che il rettore e il consiglio superiore intendono effettuare, e l’imposizione di decisioni che danneggiano l’utenza. Questi ragazzi sono il frutto di quel 2015 che ha forgiato la loro concezione dell’esercizio della cittadinanza. Non va nemmeno sottovalutato il fatto che in queste elezioni chi si è distinto come il candidato di estrema sinistra è una contadina maya: Thelma Cabrera del Movimento di Liberazione Popolare. Ha vinto in tre circoscrizioni e con il 10 per cento ha fatto il suo ingresso nel congresso della repubblica. Se le cinque proposte della sinistra avessero potuto convergere, ci sarebbe stata l’effettiva possibilità di affrontare Sandra Torres nel ballottaggio e ‘avrebbe cantato un altro gallo’, come diciamo al mio paese”.

Uccisa una operatrice pastorale impegnata per la difesa del creato

Suchitepéquez (Agenzia Fides) – Diana Isabel Hernández Juárez, insegnante di 35 anni e coordinatrice della Pastorale del Creato della parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe a Suchitepéquez (Guatemala) è stata assassinata. La notizia inviata a Fides attraverso i social media, arriva insieme al comunicato dell’Associazione “Mujeres Madre Tierra” che hanno condannato il fatto.
Secondo informazioni pervenute a Fides, l’insegnante, sabato 7 settembre scorso, stava partecipando ad un raduno per la Giornata della Bibbia presso la comunità Monte Gloria, quando è stata aggredita da due individui che le hanno sparato e poi sono fuggiti. Non sono serviti i soccorsi dell’Istituto Guatemalteco di Providenza Sociale a Tiquisate dove è stata portata, perché è deceduta a causa delle gravi ferite.
Diana Isabel Hernández Juárez era conosciuta nella zona perché aveva guidato diversi progetti come “l’orto familiare” e “vivai comunali”, e di riforestazione in più di 32 comunità rurali. L’Associazione Mujeres Madre Tierra e la comunità cattolica di Suchitepéquez hanno chiesto alle autorità di chiarire la vicenda e trovare al più presto i responsabili di questo terribile fatto.
(CE) (Agenzia Fides, 10/09/2019)

Guatemala. Vince Giammattei e gioca la carta «migrazione»


Articolo tratto dal quotidiano “Avvenire” 
Lucia Capuzzi martedì 13 agosto 2019
Al ballottaggio, il leader conservatore ha staccato di 16 punti la rivale, Sandra Torres. Il neo-eletto ha criticato l’accordo con Trump che consente agli Usa di inviare nel Paese i richiedenti asilo
Il presidente eletto, Alejandro Giammattei, 63 anni, Ansa

Il presidente eletto, Alejandro Giammattei, 63 anni, Ansa

Buona la quarta. Dopo averci provato nel 2007, 2011 e 2015, domenica, Alejandro Giammattei si è aggiudicato la presidenza guatemalteca con oltre 16 punti di stacco dalla rivale, Sandra Torres. Un risultato, in parte, annunciato dai sondaggi. Al primo turno, il 16 giugno, Torres, ex first lady tra il 2008 e il 2012, era stata la più votata. Al ballottaggio, invece, s’è fermata al 41,8 per cento contro il 58 per cento dello sfidante conservatore. L’autentico vincitore della consultazione è stato, però, l’astensione – a quota 42 per cento –: un segno eloquente della sfiducia dei cittadini nei confronti della classe politica, scredita da una raffica di scandali di corruzione. Nel 2015, le proteste di massa costrinsero alle dimissioni l’allora capo dello Stato, Otto Pérez Molina, e la vice, Roxana Baldetti, entrambi in cella per un giro di mazzette milionario. La “primavera dello scontento guatemalteca”, come è stata soprannominata, ha portato al trionfo dell’ex comico Jimmy Morales, presentatosi come “uomo nuovo” ed elemento di rottura rispetto all’establishment tradizionale. Quattro anni dopo, però, l’ex attore è il leader latinoamericano con minor popolarità, dopo il venezuelano Nicolás Maduro. I sospetti di tangenti sulla sua famiglia, l’insuccesso nella lotta alla povertà e alla violenza, e da ultimo, il controverso accordo migratorio firmato con gli Usa lo scorso 27 luglio, ne hanno minato il consenso.
Un’eredità “avvelenata” per Giammattei, politicamente vicino al predecessore. Il momento, oltretutto, è fondamentale. Nel piccolo Guatemala, Washington sta giocando una partita cruciale in vista della prossima corsa alla Casa Bianca. Insieme terra d’esodo e crocevia obbligato per i centroamericani in rotta verso l’El Dorado Usa, il Paese è strategico per il progetto trumpiano di chiusura della frontiera Sud, cavallo di battaglia delle presidenziali 2020. L’intesa, siglata in tutta fretta, senza fornire dettagli e nonostante l’opposizione della Corte costituzionale, attribuisce al Guatemala – pur senza dirlo esplicitamente – lo status di “nazione terza sicura”. E, per tale ragione, là gli Stati Uniti invieranno i richiedenti asilo salvadoregni e honduregni che ne abbiano attraversato il territorio. Cioè quasi tutti. Il patto rischia di avere un effetto dirompente per il Guatemala, il Paese più povero d’America dopo Haiti e Nicaragua. Nonché luogo d’emigrazione per centinaia di migliaia di persone: solo negli ultimi sei mesi, in 235mila – l’1,5 per cento della popolazione – sono stati fermati mentre cercavano di entrare irregolarmente negli Usa. In campagna elettorale, Giammettei aveva criticato l’accordo Morales-Trump, per altro senza troppa convinzione.
Dopo la vittoria, ha espresso la «speranza di poter apportare dei cambiamenti all’intesa» per «migliorarlo». Il presidente eletto, in ogni caso, entrerà in carica a gennaio. Nel frattempo, Trump non cederà facilmente: aveva già minacciato di imporre tariffe alle esportazioni e alle rimesse, strangolando un’economia già fragile. Altra questione che travalica i confini nazionali è quella della lotta a corruzione a impunità, condotta negli ultimi 12 anni in collaborazione l’Onu tramite un’apposita Commissione (Cicig). A gennaio, il leader uscente ha deciso di non rinnovarne il mandato, dopo che l’organismo aveva iniziato a indagare per finanziamento illecito alcuni suoi familiari. Il successore – che in campagna ha promesso pugno di ferro contro il crimine ed è arrivato a proporre il ritorno alla pena di morte – non è intenzionato a cambiare strada.

Elezioni. La Chiesa esorta a un “voto responsabile”

Città del Guatemala (Agenzia Fides) – “Voglio invitarvi tutti, dopo aver compiuto un giudizio assennato, a scegliere di votare, ad assumere responsabilmente un dovere da cittadini e da cristiani”: lo afferma l’arcivescovo del Guatemala, Mons. Raul Antonio Martinez, nel messaggio invitato la popolazione , e recapitato all’Agenzia Fides, in vista delle elezioni che si tengono domenica 16 giugno. Il Guatemala terrà elezioni generali per eleggere il presidente, il vicepresidente, 160 deputati al Congresso, 20 al Parlamento centroamericano e 340 dirigenti comunali per il periodo 2020-2024.
Mons. Martinez ha detto che i guatemaltechi devono decidere di votare, compiendo il proprio dovere civico, scegliendo il candidato “che credono sia un po’ il migliore”, e che non devono rimanere a casa. “Non saprò come hai deciso di votare, ma dobbiamo assumerci il dovere che responsabilità di ogni cittadino e cristiano”, ha detto il presule. E ha insistito: “Si decide il futuro della nostra nazione, quindi, bisogna osservare le opere dei candidati da scegliere”. “Andiamo alle urne, esprimiamo un dovere civico, ma non disertiamo perché questo significherebbe che non ci interessa il futuro della nazione, della vita, della nostra famiglia e degli altri”, ha avvertito.
In Guatemala sono più di 8 milioni di cittadini abilitati al voto. Secondo sondaggi pubblicati sulla stampa locale, quasi il 50% della popolazione non ha ben chiaro per chi votare, e lo scenario è piuttosto incerto.
La Chiesa cattolica aveva esortato la comunità nazionale attraverso un documento dei vescovi (Vedi Fides 3/05/2019) che diceva: “Urge essere attenti all’idoneità morale e alla capacità politica dei candidati, per evitare che persone con i vecchi vizi della politica o mosse da interessi personali siano elette, soprattutto quelle sospettate di coinvolgimento nella corruzione o nel narcotraffico. E’ necessario che i candidati manifestino con le loro azioni credibilità, coerenza di vita e impegno per il loro popolo”.
(CE) (Agenzia Fides, 15/06/2019)

Guatemala, i movimenti di base contro il rischio di amnistia per i crimini durante la guerra civile

  • Luca Martinelli, IL MANIFESTO
  • 12.02.2019

Il rischio è che venga approvata prima di giugno, quando si andrà al voto per eleggere il Congreso de la República e il nuovo presidente, che prenderà il posto di Jimmy Morales, l’ex attore comico eletto nel 2015.

A fine gennaio organizzazioni contadine ed indigene del Guatemala sono scese in piazza per protestare contro la riforma della Legge di riconciliazione nazionale, che garantirebbe una sorta di amnistia e quindi l’impunità a tutti coloro che si sono macchiati di crimini contro l’umanità durante la guerra civile conclusa nel 1996. Il rischio è che venga approvata prima di giugno, quando si andrà al voto per eleggere il Congreso de la República e il nuovo presidente, che prenderà il posto di Jimmy Morales, l’ex attore comico eletto nel 2015.

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Monseñor Álvaro Ramazzini denuncia amenazas de muerte

Obispo de la Diócesis de Huehuetenango envía mensaje de audio al pueblo sobre su situación de inseguridad personal.

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mons. Alvaro Imeri Ramazzini
Fonte: da "El Periòdico" 15-11-2018

El Obispo de la Diócesis de Huehuetenango, monseñor Álvaro Ramazzini, ha denunciado por medio de un audio haberse enterado de que personas que objetan su postura sobre proyectos hidroeléctricos, estarían planeando hacer algo físico en contra suya e incluso lincharlo.

“Entiendo que viene de parte de este grupo, entonces yo recibí la información de que querían hacer algo en contra de mi persona… hablaban, no lo sé, de lincharme, de aprehenderme, golpearme y entonces dije prefiero mejor que no pase y espero que Dios los ayude…”, explicó en la grabación.

El prelado expuso en el mensaje que si el problema de esas personas es la Ley de Electricidad, pues que le pidan a los diputados modificarla, pero que en este momento él prefiere entonces no estar presente en la sede parroquial de San Mateo Ixtatán y que así se lo comunicó al párroco.

Questa la traduzione automatica con traduttore Google

Il vescovo della diocesi di Huehuetenango invia un messaggio audio alla gente sulla sua situazione di insicurezza personale.

Il vescovo della diocesi di Huehuetenango, monsignor Álvaro Ramazzini, ha denunciato attraverso una dichiarazione audio che le persone che si oppongono alla sua posizione nei progetti idroelettrici, avrebbero intenzione di fare qualcosa di fisico contro di lui e persino di linciarlo.

“Capisco che provenga da questo gruppo, quindi ho ricevuto l’informazione che volevano fare qualcosa contro di me … hanno parlato, non so, per linciami, per arrestarmi, colpirmi. Ho detto che sarebbe meglio che ciò non accada e spero che Dio li aiuti… “, ha spiegato nella registrazione.

Il presule ha spiegato nel messaggio che se il problema di queste persone è la legge dell’elettricità, allora chiedano ai deputati di modificarlo, ma in questo momento preferisce non essere presente nella sede parrocchiale di San Mateo Ixtatán e questo lo ha comunicato parroco.

Este es el audio:

Prosegue la marcia degli honduregni verso gli USA. Trump: l’esercito chiuderà le frontiere

Agenzia Fides, 20/10/2018

San Cristóbal de las Casas (Agenzia Fides) – Circa 10mila honduregni sono arrivati ieri, 19 ottobre, al confine con il Messico provenienti dall’Honduras. Il governo messicano aveva annunciato, come quelli di El Salvador e Guatemala, che non avrebbe permesso attraversare il confine ai migranti honduregni in fuga dall’ingiustizia, dalla violenza e dalla corruzione che dilagano nel loro Paese.
Parole di gratitudine al popolo guatemalteco sono state rivolte dai migranti honduregni per l’aiuto e la solidarietà ricevuta dai guatemaltechi mentre la marcia – diretta negli USA – attraversava il loro Paese. La Chiesa cattolica e le organizzazioni della società civile pro-migranti hanno offerto assistenza, affetto, cibo e riparo alla moltitudine di honduregni che continuano il loro viaggio verso nord (Vedi Fides 17/10/2018).
In particolare, le comunità ecclesiali di Tapachula, di Tuxtla, del Chapas e di altre regioni del Messico meridionale – riferisce una nota del CELAM pervenuta all’Agenzia Fides – si sono mobilitate per assicurare ai partecipanti alla marcia cibo, vestiario, sostegno e riparo.

Portando la bandiera dell’Honduras e cantando l’inno nazionale, scandendo pacifici slogan per richiedere di non fermare il transito, uomini donne e bambini e anche alcuni disabili di diversi dipartimenti dell’Honduras avevano fatto una sosta davanti alla frontiera tra Guatemala e Messico. Poi, il confine di Tecum Uman si è aperto davanti a loro.
Adesso l’attraversamento dei territori messicani dipenderà ancora dalla carità, dalla solidarietà e dall’aiuto di istituzioni e organizzazioni umanitarie locali. Cibo, vestiti e assistenza sono necessari per la sopravvivenza dei migranti honduregni in cammino.

Secondo le agenzie locali,le autorità messicane avevano inviato elementi dell’Esercito al confine di Tapachula, dove un gruppo consistente di migranti si era fermato per chiedere il passaggio umanitario diretto agli Stati Uniti. Ci sono stati momenti di tensione quando, per disperdere il gruppo, le forze armate hanno lanciato gasi lacrimogeni. In ogni modo il governo messicano ha annunciato il rilascio di una sorta di documento-lasciapassare per i migranti honduregni di passaggio in modo da controllare il flusso. In precedenza, organi governativi messicani avevano dichiarato che i migranti honduregni erano entrati in Messico “con la forza”.
La diocesi di San Cristóbal de las Casas ha emesso un comunicato in solidarietà con i migranti e ha chiesto ai governi il rispetto dei diritti umani e la protezione contro la tratta di esseri umani. Nel contempo, ha invitato la popolazione a fornire tutta l’assistenza possibile con vestiti, cibo e riparo per i migranti.

Mentre rimane ancora molta distanza da percorrere, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha già preannunciato di voler chiudere il confine con il Messico e inviare soldati per fermare la carovana di migranti. “Devo, nei termini più forti, chiedere al Messico di fermare questo assalto, e se non può – ha scritto Trump via twitter – chiamerò l’esercito statunitense a chiudere le nostre frontiere meridionali”.

I Vescovi invitano a evitare violenza e sangue

Città del Guatemala (Agenzia Fides) – Come altri paesi dell’America latina, anche il Guatemala celebra la festa dell’indipendenza nazionale domani, 15 settembre. Nell’occasione la Conferenza Episcopale del paese (CEG) ha pubblicato un Messaggio nel contesto del “Mese della Patria”. Prendendo spunto dal versetto del libro dei Proverbi (1,8) “Ascolta, figlio mio, l’istruzione di tuo padre e non disprezzare l’insegnamento di tua madre”, i Vescovi invitano a riflettere su come rispondere in modo responsabile all’insegnamento di quanto ereditato, cioè “come vivere dinanzi a Dio le nostre responsabilità civili, affinché la giustizia e la pace diventino la base per convivere come popolo”.
Descrivendo la situazione reale, nel messaggio, pervenuto a Fides, scrivono: “In questi giorni viviamo momenti di tensione e confronto a causa di due decisioni dell’Esecutivo: il mancato rinnovo del permesso di soggiorno alla Commissione Internazionale contro l’Impunità in Guatemala (CICIG), e il divieto di reingresso a Ivan Velasquez, membro delle Nazioni Unite a capo della CICIG”.
I due fatti hanno diviso non solo l’opinione pubblica ma il paese intero, per questo i Vescovi propongono: “E’ necessario che la via del confronto sia superata con la promozione di un serio dialogo, per applicare il diritto ed esercitare la giustizia, come suggerito dal Procuratore nazionale”.
“Chiediamo a tutti di evitare la violenza e di far scorrere il sangue” scrivono i Vescovi, che sottolineano: “La lealtà di cui parla la Scrittura, significa rispetto per la legge. Nessuno è superiore alla legge, è un chiaro principio che coinvolge tutti”.
I Vescovi concludono invitando a celebrare il 15 settembre anche Nostra Signora dei Dolori, di cui ricorre la festa liturgica, chiedendo la forza di amare il Guatemala e servirlo nella verità e nella giustizia, non cercando il conflitto per risolvere i problemi.
La situazione in Guatemala ha causato preoccupazione anche a livello internazionale: “Esprimiamo il nostro dispiacere per la decisione sovrana del governo del Guatemala di non rinnovare il mandato della Cicig”, si legge nella nota che, a nome del gruppo delle Nazioni Unite denominato “G13”, è stata firmata da Canada, Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia, Svizzera e Unione Europea.
Il documento ricorda “il vitale lavoro che la CICIG svolge nella lotta contro la corruzione e l’impunità, e l’importanza che possa continuare in questo lavoro fino alla fine del mandato”. I firmatari “riconoscono e apprezzano la leadership del commissario Velazquez”, rammaricandosi per la decisione di non farlo rientrare nel paese. Si tratta di un “passo indietro nel rafforzamento delle istituzioni guatemalteche”, scelta considerata al tempo stesso un “mancato compimento dell’accordo sottoscritto tra il Guatemala e l’Organizzazione delle Nazioni Unite”.
(CE) (Agenzia Fides, 14/09/2018)

Uccidono un altro capo indigeno contadino in Guatemala, il secondo in due giorni

da www.eldiaro.es
10 maggio 2018
Uccidono un altro capo indigeno contadino in Guatemala, il secondo in due giorni

Il Comitato Contadino dell’Altipiano del Guatemala oggi ha condannato l’assassinio del suo leader José Can Xol, il secondo contadino indigeno assassinato negli ultimi due giorni.
Il comitato ha detto che giovedì mattina Can Xol è stato ucciso con un’arma da fuoco a Choctún Basilá, un villaggio nel dipartimento di Alta Verapaz.
Questo è il secondo omicidio di un leader contadino indigeno questa settimana, dopo che ieri, mercoledì, uno dei leader del Comitato per lo sviluppo dei contadini, Luis Arturo Marroquín, è stato assassinato.
Marroquin, 47, difensore dei diritti umani e membro del nucleo della leadership del Comitato, è stato “vile” ucciso Mercoledì alle 9.00 ora locale (15.00 GMT), dopo aver ricevuto “diverse ferite da proiettile nella parte posteriore”.
Presumibilmente, una macchina nera lo seguiva da quando ha lasciato Jalapa su un autobus pubblico e l’arrivo al San Luis Jilotepeque giù da trasporto per fare copie di un documento in una raccolta dal parco centrale, dove è stato assassinato “due uomini” con la faccia coperto.
Marroquín, lasciando cinque bambini orfani, era il coordinatore organizzativo e politico per la regione orientale del paese nel Comitato e le principali lotte erano la difesa dei diritti umani, l’accesso alla terra, i diritti del lavoro, la difesa del territorio e il requisito per la nazionalizzazione di servizi e beni privatizzati.

Guatemala, muore l’ex dittatore Efrain Rios Montt: fu condannato per genocidio

da “Il Messaggero” domenica 1 aprile 2018
È morto per un infarto all’età di 91 anni l’ex dittatore guatemalteco, Efrain Rios Montt – riconosciuto colpevole del massacro di oltre 1700 indigeni della comunità Maya. Al potere dal 1982 al 1983 dopo un colpo di stato, nel 2013 fu condannato a 50 anni per genocidio e crimini contro l’umanità per il massacro di 1.741 indigeni Ixil Maya da parte delle forze di sicurezza sotto il suo comando. La Corte costituzionale del Guatemala, però, ha annullato la sentenza di condanna e ha ordinato un nuovo processo.

Sostenuto dalla locale Democrazia cristiana, fu eletto presidente nel 1974, ma venne subito deposto dai militari e Kjell Eugenio Laugerud García prese il suo posto. Tornò al potere nel 1982 grazie ad un colpo di stato, come scrive Wikipedia, mettendo fuori legge i partiti. Nel 1983 fu nuovamente deposto da un ennesimo golpe. Nell’ottobre 1990 la Corte Costituzionale escluse la sua candidatura, ma al secondo turno delle elezioni, tenutosi nel 1991, il vincitore fu uno dei suoi uomini, Jorge Serrano Elìas del Movimento per l’azione e la solidarietà (MAS), deposto nel 1993 dopo aver tentato di sciogliere il Parlamento e la corte suprema.

Nel 1994 il Fronte repubblicano di Rìos Montt vinse le elezioni politiche e nel gennaio 1995 il generale fu eletto presidente del Parlamento. Le presidenziali del 1996 decretarono la vittoria di Alvaro Arzù, dal momento che la candidatura di Rìos Montt era stata impedita in quanto ex-golpista, e anche il suo prestanome, Portillo, era stato sconfitto. L’11 maggio 2013 viene condannato ad 80 anni di carcere per il genocidio commesso nei confronti della comunità maya.