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Di nuovo in Guatemala

Dal 26 ottobre al 4 novembre saremo nuovamente in Guatemala per incontrare gli amici del “Comedor Infantil-Casa 4 luglio” e per seguire due progetti a cui teniamo molto: portare musica di qualità ed emozioni tramite la chitarra, la professionalità e la manualità di Massimiliano Alloisio e per seguire i lavori di un reportage fotografico che abbiamo commissionato a Giuseppe Dezza, fotografo con anni di esperienza in Salvador, perché è arrivato il momento di raccontare con immagini dove cooperiamo, con chi e perché.
Con Massimiliano Alloisio (comincia i suoi studi musicali di chitarra classica col Maestro Franco Brambati, approfondendo le tematiche della chitarra flamenca col Maestro Juan Lorenzo. Segue seminari coi Maestri Oscar Herrero, Miguel Rivera, José Postigo e Maurizio Colonna. Particolarmente attratto dalla composizione e dall’arrangiamento, si laurea all’Università di Pavia in Musicologia) andremo a regalare musica ed emozioni a 1000 metri nella comunità de El Bosque dove si coltiva caffè (qui da un anno, insieme alla Cooperativa Shadilly, alla Cooperativa Mondosolidale, all’associazione la Giostra del Sorriso e l’APS Presi nella Rete, finanziamo un piccolo ambulatorio che garantisce quotidiani servizi infermieristici e medici), ad Incontrare gli studenti dell’Università PanAmericana e i bambini, le mamme e i loro fratelli che seguiamo nel Comedor e che vivono nella Baraccopoli di Santa Gertrudis.
Sarà un piccolo viaggio, il secondo di quest’anno, per continuare ad esserci e contribuire a far crescere la cultura della solidarietà, del dono e della condivisione in un paese, il Guatemala, dove siamo presenti da 20 anni.
Se vi va vi terremo aggiornati e…buona giornata da Elisa, Giulia, Renza, Andrea e Ruggero (Volontari AINS onlus)

Il Guatemala … e noi

Relazione sul viaggio dall’11 al 22 febbraio 2018

 

Santiago---foto-gruppo

Ecco una breve relazione (incompleta) sul recente viaggio in Guatemala al quale ho partecipato insieme ad altri 5 amici/che (don Luigi, Zeno, Costantino, Teresa, Agnese). Siamo partiti il giorno 11 e rientrati in Italia la sera del 23 febbraio dopo un volo durato complessivamente 17 ore. Per me e don Luigi era la terza volta, per Agnese la prima, per gli altri la seconda. Scopo principale del viaggio era soprattutto quello di rinsaldare la lunga amicizia (20 anni) con gli amici e amiche che conosciamo ed operano in Guatemala nei progetti ai quali anche noi abbiamo nel tempo collaborato e tuttora ci coinvolgono personalmente e come parrocchia di San Zeno di Colognola ai Colli. Progetti che riguardano il miglioramento delle condizioni di vita in popolazioni impoverite da un sistema neoliberale che violentemente in forme diverse negli anni passati e tuttora costringono alla marginalità molte popolazioni (soprattutto indigene). Ricordo a tal proposito che il 50% dei bambini (molti di più tra gli indigeni) è denutrito e la scolarizzazione è a livelli ancora molto bassi. Elevato è anche il numero degli abbandoni scolastici.

Arrivati all’aeroporto di Città del Guatemala siamo stati accolti da Hugo Garrido che ci ha accompagnati con la sua grande auto per quasi tutto il viaggio tranne i 3 giorni trascorsi con p. Clemente nel Quiché. Hugo è un socio dell’Associazione no profit CIEDEG della quale fanno parte movimenti religiosi e organizzazioni sociali impegnate per una politica ispirata ai valori cristiani promuovendo un’economia di giustizia nei settori più emarginati. Una persona (Hugo) molto sensibile con la quale si è stabilita una bella amicizia fin da subito.

Il secondo giorno abbiamo abbracciato p. Clemente Peneleu Navichoc e Nicolasa Mendoza con i quali siamo rimasti fino al giorno 17 e che abbiamo poi rivisto a Città del Guatemala il 22 prima del ritorno in Italia. A Santiago Atitlan e nel vicino San Lucas Toliman ci hanno fatto incontrare con alcuni bambini/e, ragazzi/e che frequentano le iniziative inserite nel progetto “La Laguna” coordinatrice del quale è Nicolasa. In particolare a Santiago abbiamo visitato la sede dove si svolgono le lezioni dell’iniziativa denominata “Oxlajuj Na´oj” che significa “tredici pensieri”. Nella cosmovisione maya questo termine indica la “pienezza del sapere e dell’essere”. Sono 40 le persone maggiorenni (25 uomini e 15 donne) che frequentano il centro nel fine settimana per diventare leader di comunità emarginate (in particolare del popolo maya). E’ un ciclo di studi con varie materie ad indirizzo scientifico e sociologico che può durare un anno (primario) o due anni (basico). Al termine del primo anno viene rilasciato un attestato riconosciuto legalmente che facilita l’accesso a istituzioni pubbliche o non governative impegnate nella promozione dei diritti umani e della valorizzazione della cultura maya. Al termine del secondo anno un diploma – riconosciuto da una università del Belize – consente l’accesso a qualsiasi facoltà universitaria. E’ un progetto molto importante perché colma le lacune di un sistema formativo pubblico che tende ad emarginare e ad omologare la cultura. Sempre lì si riuniscono anche ragazzi e ragazze che per situazioni familiari difficili o di altro genere sono stati costretti ad interrompere la formazione scolastica primaria (per noi scuole elementari). A questi ragazzi si dà la possibilità di apprendere le tecniche della pittura acrilica su tela. Questi dipinti sono stati esposti in una mostra ed alcuni sono stati venduti. L’iniziativa è molto utile perché molti ragazzini e ragazzine in ozio finirebbero sulla strada facile preda di bande e di malfattori che purtroppo sono molto diffuse. Con il progetto “La Laguna” contribuiamo al pagamento dell’affitto dei locali e degli istruttori.

Sempre nei pressi di Santiago abbiamo visitato il nuovo villaggio ricostruito (anche con il nostro contributo) su terreno più sicuro dopo che una frana provocata dall’uragano Stan nel 2005 aveva travolto la località di Panabaj provocando oltre 1000 morti. In una di questa casette 5 ragazzi con l’aiuto di Juan e di un ex allievo ora insegnante sviluppano le loro capacità artistiche e realizzano dipinti che poi vendono nei negozi o mercati. Ciò è reso possibile anche con il contributo che noi forniamo al progetto Laguna.

L’iniziativa più emozionante è stata quella che abbiamo visitato nella vicina località di San Lucas Toliman. In un ex garage ridipinto siamo stati accolti dal sorriso di una decina di bambini/e e ragazzini con evidenti disabilità fisiche e mentali. Una insegnante ci spiega che sono solo alcuni dei 38 che ospita lì dalle 8,30 alle 12,30 di tutti i giorni feriali perché non ci sono altre strutture pubbliche di accoglienza per queste persone. Qui le 2 insegnanti volontarie (non sappiamo se hanno una abilitazione specifica riconosciuta) cercano di sviluppare le capacità dei ragazzi nella realizzazione di disegni e piccoli oggetti di bigiotteria. Ci sono molte richieste da parte di tante altre famiglie ma non possono accoglierle per mancanza di risorse e spazi molto limitati. Avrebbero grande bisogno di almeno una psicologa ma non hanno la possibilità di pagarla. Parte del contributo per La Laguna va anche a questa iniziativa.

Non abbiamo avuto il tempo di visitare un’altra struttura (sempre del progetto Laguna) che accoglie ragazzi/e ciechi i quali con l’aiuto di Juan praticano una tecnica che permette loro di realizzare dipinti contribuendo in modo significativo alla crescita della loro autostima, fondamentale nella loro situazione.

Quella stessa sera abbiamo cenato con mons. Rosolino vescovo del Quiché (e quindi di p. Clemente), accolti con cordialità nel vescovado. Ci ha fornito una panoramica della situazione della realtà guatemalteca che è fatta di luci ed ombre. La piaga più dolorosa – ci ha detto – è la grande corruzione che investe tutti i settori della vita pubblica e non lascia spazio alle politiche sociali. La risorsa più rilevante per l’economia del paese sono le rimesse degli emigrati soprattutto negli Stati Uniti (circa 2 milioni le stime ufficiali) che ora sono nel mirino minaccioso della egoistica politica del presidente USA Trump.

Nei giorni seguenti abbiamo condiviso a San Antonio Ilotenango con p. Clemente gli incontri con la sua gente: donne, bambini, anziani quasi tutti indigeni. Tante donne, tantissimi bambini. Abbiamo partecipato alle celebrazioni religiose molto vivaci e partecipate del mercoledì delle Ceneri e del primo venerdì di Quaresima. Ci siamo immersi nel loro ambiente, abbiamo camminato con loro durante la loro Via Crucis in un villaggio sperduto sulla montagna e abbiamo constatato quanto profonda sia la loro religiosità, l’ospitalità e l’affetto verso di noi. Quanta povertà, ma quanta umanità in queste persone che portano evidenti i segni dell’emarginazione. Veramente ci ha fatto tanto bene! Ci ha fatto tanto bene cogliere l’energia e la voglia di riscatto. Molte volte non potevamo capire il loro linguaggio ma ci siamo intesi bene perché – come abbiamo detto loro – “l’idioma del cuore è comprensibile a tutti, non ha confini e solo il nostro egoismo e razzismo può creare le barriere per renderlo incomprensibile”. Bellissimi gli incontri con la Giunta parrocchiale che si compone di 30 persone (uomini e donne) provenienti dai 15 villaggi che p. Clemente (unico prete) visita mediamente una volta al mese.

Altra bella realtà che abbiamo conosciuto a San Antonio è quella dell’associazione delle donne indigene che praticano la “medicina naturale” curando efficacemente varie malattie con ricavati di erbe, fiori, piante riscoprendo e valorizzando saperi antichi tramandati dalle autorità ancestrali maya. Sono una trentina e riescono anche a vendere alcuni loro prodotti. Con il ricavato contribuiscono alla crescita, alla ricerca e a mantenere i rapporti di scambio con altri gruppi analoghi presenti in altre località del Guatemala. Il calore umano manifestato nei nostri confronti ci ha commosso. Padre Clemente ci ha poi mostrato la piccola biblioteca che rimane aperta tutti i giorni tranne il mercoledì. La responsabile (signora Lucia) è anche la segretaria di p. Clemente quando egli è assente dalla parrocchia. Inoltre insegna nel progetto di “Educazione alimentare” frequentato nel fine settimana da 41 giovani di ambo i sessi: molto importante perché finalizzato a promuovere una alimentazione sana molto variegata. Molti problemi sanitari sono infatti collegati a una dieta caratterizzata quasi esclusivamente da frutta tropicale, mais, fagioli, un po’ di riso e qualche pezzo di pollo: molto diffusa sia per tradizione che per condizioni di povertà.

Sabato 17 siamo stati accolti e calorosamente ospitati dalla famiglia di Micaela e Mario Cardenas, presidente e uno dei fondatori della cooperativa Kato-ki (che significa “Aiutiamoci”).

Una bellissima realtà del Guatemala dal 1972 fino ad oggi che ha promosso molte iniziative nel campo dell’istruzione, dell’alimentazione, della salute, dell’agricoltura biologica, dell’educazione civica, ecc. La costruzione del “Centro Monte Cristo” è il fiore all’occhiello che abbiamo visitato dopo il pranzo con loro. E’ un Centro che accoglie tutti i giorni 150 bambini e ragazzi per la colazione. Di questi, 85 si fermano anche per il pranzo perché frequentano i vari corsi professionali nei settori dell’agricoltura, dell’elettricità, della falegnameria, del cucito, della meccanica. Particolare attenzione viene riservata alla formazione di cittadini consapevoli dei propri diritti e della loro storia anche recente. Molti servizi interni della struttura sono gestiti direttamente dagli ospiti. Micaela è un vulcano di energia positiva che ci ha piacevolmente contagiati.

Poi gli ultimi giorni ci siamo recati nella zona del grande lago Izabal, abbiamo percorso in barca la foresta tropicale del Rio Dulce che collega il lago con l’oceano Atlantico e immersi un po’ nella realtà della popolazione nera di cultura garifuna. Un mondo tutto particolare che richiama l’ambiente e il clima dei villaggi africani dai quali provenivano i nonni o i bisnonni degli attuali abitanti. Si stabilirono qui per sfuggire alla schiavitù dei coloni bianchi. Chiamarono questa zona “terra di Dio”, cioè Paradiso terrestre. E infatti la natura tutta intorno è un inno alla fecondità dei frutti, ai profumi e ai colori della creazione.

L’ultimo giorno lo abbiamo trascorso nella capitale: una grande metropoli di oltre 4 milioni di abitanti. Quasi 2 milioni – ci ha detto Hugo – vivono nelle favelas che circondano la metropoli e nelle quali nemmeno la polizia si azzarda ad entrare.

Abbiamo cenato lì con il vescovo di Huehuetenango mons. Ramazzini. Ci è parso molto in forma, impegnato oltre che nella sua grande diocesi (un milione di abitanti) anche nella difesa dei diritti dei popoli indigeni. Il mattino seguente alle ore 8 voleva assolutamente essere presente in qualità di “osservatore” riconosciuto a una riunione tra le autorità ancestrali e i rappresentanti di una multinazionale che sta costruendo una centrale idroelettrica ignorando i diritti delle popolazioni, riconosciuti dalla legge e anche da una recente sentenza della magistratura. Alle ore 22 al volante della sua auto è ripartito per le 4 ore di viaggio notturno.

La mattina seguente insieme a p. Clemente e Nicolasa abbiamo reso omaggio e pregato sulla tomba del vescovo mons. Gerardi in cattedrale dopo aver visitato una mostra della sua vita e opera. Un ex collaboratore ci ha raccontato gli episodi principali della sua vita e il coraggio della sua grande opera di denuncia delle migliaia di delitti commessi negli anni della repressione militare. Denuncia che ha pubblicato nell’aprile del 1998 con la grande opera letteraria di 5 volumi dal titolo “Guatemala nunca mas” (Guatemala mai più). Due giorni dopo la presentazione in cattedrale, alcuni sicari lo hanno ucciso. Ora è per tutti gli umiliati ed emarginati del Guatemala il simbolo, il testimone della voglia di giustizia e di riscatto di un “popolo di martiri”.

Siamo ritornati in Italia più ricchi di quando siamo partiti. Grazie Guatemala!

Aldo

Da Borgo Ticino al Guatemala: siamo sulla stessa barca

Segnalo questo articolo pubblicato su “La provincia pavese” di qualche giorno fa. Bravi gli amici dell’AINS!

Noi abbiamo un obiettivo su tutti: coinvolgere 40 persone che vogliano investire in solidarietà attivando 40 sostegni scolastici a distan­za in Guatemala presso il “Comedor In­fanta-Casa 4 luglio”, il progetto per i po­veri di una baraccopoli che stiamo se­guendo dal2012.

In questo momento la solidarietà in­ternazionale, la cooperazione, quella “grande” fatta dalle Ong o “piccola” co­me quella di un’associazione semplice come la nostra, è vista come “un qual­che cosa in più”, una non-priorità per­ché il ragionamento che ci sentiamo spesso fare è: “Se devo aiutare qualcuno, lo aiuto qui dove vivo, dove di poveri ce ne sono tanti. E’ vero: per essere d’aiuto non c’è biso­gno di andare fino in Guatemala. Noi, volontari di Ains onlus la cooperazione la facciamo anche qui a Pavia, da due anni in Borgo Ticino, in un ex comitato di quartiere, insieme a persone anziane socie di un’associazione di promozione sociale. Ma continuiamo a farla anche in Guatemala perché c’è una grossa diffe­renza tra chi vive in un paese centroamericano senza nessuna garanzia di diritti sociali e sanitari e chi vive qui a Pavia con tanti problemi ma comunque una sanità che funziona, un servizio sociale che dà risposte e una scuola che istruisce. Questa, secondo noi è la differenza che deve farci riflettere sull’importanza di un gesto solidale e semplice come quello di sostenere scolasticamente a distanza una bambina che grazie alla vo­glia di continuare a rimanere solidali ha la possibilità di avere un futuro o almeno di immaginarlo.

Il bello di fare volontariato (il nostro impegno nasce nel 19i)8) è che non si hanno certezze, tutti i giorni si affronta una sfida diversa, impegnativa, inaspet­tata perché ì bisogni sono tanti e sempre differenti. La nostra storia di impegno solidale ha 19 anni e spesso ci chiediamo che senso abbia continuare ad impegnarsi in Guatemala o in Borgo Ticino. È una domanda che è giusto porsi per cercare di capire come continuare mi­gliorandosi, e più ce lo chiediamo, più cresce in noi una certezza: vale comun­que sempre la pena impegnarsi per sconfiggere la povertà ovunque essa sia, perché comunque siamo tutti nella stes­sa barca indipendentemente da dove si vive e nessun muro, che qualcuno ogni tanto tenta di alzare, ci farà felici perché dipendiamo troppo l’uno dall’altro. E ne vale ancora più la pena per chi, come noi, svolge lavori nel sociale e in ambito sanitario.

È quasi come se tosse una responsabi­lità mettere a disposizione il proprio sa­pere, il proprio tempo e parte del pro­prio denaro per progettualità che abbia­no una visione ampia perché la deriva a cui stiamo andando incontro si combat­te non smettendo mai di impegnarsi e continuando a rimanere solitidali, ognu­no per quello che può fare.

Renza Baroni, Giulia Dezza, Elisa Moretti, Andrea Bellingeri, Ruggero Rizzinl

volontari Ainsonlus, Pavia

 

Buon Natale!

Cari amici, sostenitori, collaboratori, simpatizzanti della nostra Associazione, o meglio amici tutti di una popolazione che cammina nel buio della povertà, della sofferenza, dell’ingiustizia, dell’emarginazione:
a tutti giunga un ringraziamento e un augurio per queste feste di Natale.
Desideriamo ringraziare tutti voi perché il vostro sostegno alle opere umanitarie della nostra missione DIMOSTRA che possedete il sentimento della “meraviglia”, che rivela la vostra continua sorpresa che ancora ci siano persone che vivono in povertà e nell’emarginazione. Oggi con rapidità ci abituiamo a tutto e niente interessa più di uno sguardo.
Il Presepio che contempliamo invece è soffuso di meraviglia verso un Dio che sceglie la povertà e i poveri come il luogo più adatto per farsi presente: la meraviglia che ancora ci sia il male e che bisogna fare qualcosa per eliminarlo è, così, un agire divino.
Grazie dunque a nome di tutti coloro che possono usufruire della vostra amicizia.
Un felice Natale e un anno di grazia per tutti.

Immagine in linea con il testo

AMICI DEL GUATEMALA ONLUS
Piazza Madre Teresa di Calcutta, 1 – 53100 Siena
tel 328-4097118  

amiciguatemala@yahoo.it 
http://www.amiciguatemala.org/

Attività AINS e Comedor infantil

AINS ONLUS (Associazione Italiana Nursing Sociale)

Buongiorno,
disturbiamo per raccontarLe cosa abbiamo fatto a Pavia e in Guatemala presso il Comedor Infantil, nei primi 6 mesi di quest’anno. Oltre ad aver organizzato eventi, incontri, momenti di condivisione e un viaggio in Guatemala, breve ma intenso, ci siamo concentrati su due progetti che apparentemente sembrano distanti tra di loro ma in verità sono molto vicini e collegati.
In Borgo Ticino continua il progetto denominato l’Armadio dei Pigiami arricchendosi di una novità molto interessante: l’Infermiere di Quartiere. Infermiere di Quartiere presente e utile alla cittadinanza dal primo giugno fino a fine anno. La nostra speranza e soprattutto il nostro impegno è di continuare anche l’anno prossimo e poi ancora nel 2019. L’obiettivo è un triennio, una
progettualità di tre anni perché riteniamo sia un progetto interessante e soprattutto perché i progetti anche se micro, devono essere spalmati su tre anni per poter capire se sono utili alla comunità.
Comunità fatta di persone a cui vengono tolti dei servizi, soprattutto agli anziani, per cui se la politica non da risposte è necessario che queste risposte arrivino dal basso, da tutti quei cittadini che
sanno fare qualche cosa e mettono a disposizione il loro sapere per soddisfare un bisogno e soprattutto si impegnano per creare una solidarietà comunitaria. Se non ci aiutiamo a vicenda, saremo perdenti in tutto e….nessuno si salva da solo. Questo è un progetto semplice con un impegno economico di 3 mila euro all’anno completamente autofinanziato dalla nostra associazione
con donazioni di cittadini solidali. Nel caso in cui volesse sostenerci, questo è il nostro IBAN

IT70 W076 0111 3000 0004 6330 429
Codice BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX CIN: w

ABI: 07601
CAB: 11300

N.CONTO: 000046330429 Causale: PROGETTO INFERMIERE DI QUARTIERE

Guatemala

Il Comedor Infantil continua a passo spedito. Il 4 luglio di quest’anno ha compiuto 5 anni di vita con tante novità.
La prima è che tutta la struttura viene finanziata da noi di Ains onlus ma per il 25% (non è poco) dall’associazione Moises Lira Serafin, nostra partner progettuale in Guatemala. La seconda novità è
che le donne che ci lavorano con un contratto a tempo indeterminato, dal primo di gennaio di quest’anno hanno deciso di auto tassarsi donando il 3-5% del loro stipendio per creare un fondo
comune di auto sostentamento della struttura. Hanno deciso di fare questo perché il Comedor infantil, che da loro uno stipendio, è e deve diventare sempre di più anche un luogo loro, un bene
comune da salvaguardare e rispettare. Un passaggio culturale enorme e importantissimo frutto di una condivisione, discussione e accettazione di una decisine pensata insieme. Ma non solo questo:
Alvaro, il nostro referente progettuale, si è attivato per fare in Guatemala una serie di sostegni scolastici a distanza trovando la disponibilità di 10 persone disposte a sostenere un bambino ospite
del Comedor, investendo nella sua educazione dai 50 ai 75 quetzales al mese. Tra i 6 e gli 8 euro al mese. Che dire? Anche qui un passaggio culturale importantissimo!!!
Noi di Ains onlus, abituati a raccogliere in Italia fondi per i progetti di sostegno a distanza in Guatemala, non avremmo mai pensato che si potesse fare anche in Guatemala dove la povertà a volte è estrema. Però è anche vero che la solidarietà non ha confini e anche tra di loro c’è chi sta un po’ meglio economicamente e può e vuole aiutare i propri concittadini.
Altre due novità importanti ci riempiono di gioia e ci fanno comprendere come il Comedor stia diventando sempre più un luogo importantissimo per chi vive nella baraccopoli di Santa Gertrudis.
1. L’anno scorso un bambino che vive a El Rancho, il paese al di la del fiume dopo Santa Gertrudis dove ha sede il Comedor Infantil, è stato allontanato dalla famiglia per problemi legati alla scarsa
attenzione nei suo confronti (poca cura igienica, mala attenzione, lavoro minorile,ecc.). Tutto ciò aggravato dal fatto che il padre aveva perso il lavoro per cui le entrate economiche erano diminuite.
Due settimane fa il Giudice dei minori lo ha fatto ritornare in famiglia e dopo un colloquio la psicologa del Tribunale ha chiesto ad Alvaro se il bimbo può andare due volte alla settimana al
Comedor Infantil ritenendolo un luogo adatto alla sua crescita educativa potendo socializzare con gli altri bambini. Questo è importantissimo perché il Comedor Infantil inizia ad essere riconosciuto come luogo di crescita, socializzazione e recupero per tutti quei bambini che hanno un problema sociale di fragilità.
2. Sabato 27 maggio, 70 studenti dell’Università Pan Americana hanno iniziato a frequentare il Comedor dalle 8 alle 17 perché l’Università cercava un luogo adatto per fare lezione agli studenti
vista la carenza di aule. Università che paga un affitto di 1.200 quetzales (poco più di 130 euro) che viene reinvestito nelle attività per i bambini e gli anziani. Questi sono alcuni dei nostri piccoli,
costanti e quotidiani passi che stiamo facendo insieme alle donne del Comedor.
Continui a seguirci e sostenerci, se può e vuole, perché ne vale la pena.
Questo è il nostro IBAN per poter fare sempre di più

IT70 W076 0111 3000 0004 6330 429
Codice BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX CIN: w

ABI: 07601
CAB: 11300

N.CONTO: 000046330429 Causale: PROGETTO COMEDOR INFANTIL

Grazie mille dai volontari di Ains onlus
Elisa, Giulia, Renza, Andrea e Ruggero

I.C.A.L. (Ipotesi Cooperazione America Latina)

Gentilissime/i tutte e tutti,

Vi scriviamo per comunicarvi che, sempre mossi dalla curiosità, dalla voglia di conoscere e dall’amore per un paese lontano ma fantastico,  nasce I.C.A.L. (Ipotesi Cooperazione America Latina)

Non è semplice pensare e fare Cooperazione Internazionale però questa forma di solidarietà “lontana” ci piace perché nessuno si salva da solo e tutti abbiamo, prima o poi, bisogno di tutti. Per migliorarci, confrontarci con chi conosce e opera in Guatemala e in Centro America e per pensare ad una cooperazione che non sia solo raccolta fondi ma anche cultura del paese in cui si opera, noi di AINS ONLUS insieme all’APS PRESI NELLA RETE, abbiamo deciso di ceare I.C.A.L. (Ipotesi Cooperazione America Latina) con l’obiettivo di:

  1. Promuovere la cultura della cooperazione sanitaria e sociale, della solidarietà e delle buone pratiche di coesione sociale.
  2. Creare una comunità di persone, operanti in Guatemala e America latina, con idee e storie diverse ma unite da valori comuni di solidarietà.
  3. Promuovere la conoscenza di buone pratiche solidali e di cooperazione in Guatemala e America latina,  all’interno di realtà associative piccole o grandi, ma anche di chi, mosso da valori di solidarietà e cooperazione opera in maniera autonoma.
  4. Creare cultura della cooperazione sanitaria e sociale, della solidarietà e delle buone pratiche di coesione sociale incontrando cooperanti, letterati, registi, giornalisti per far circolare le idee e le conoscenze attraverso iniziative culturali (presentazione di libri, reportage, momenti di dialogo, confronto, proiezioni di documentari, musica e iniziative formative)
  5. Lavorare per promuovere la cooperazione in Guatemala e America Latina promuovendo l’operato di chi, in questo continente, si adopera per il bene comune (associazioni di volontariato locali, ONG)
  6. Porre le basi per collaborare, all’interno di   I.C.A.L., con tutte le associazioni che operano in Guatemala e America latina con sede legale anche fuori della nostra provincia

Non sarà facile ma ci proviamo e intanto vi informiamo nel caso in cui vi venisse voglia di far parte di questo progetto con qualche idea.

Appena terminato questo periodo di vacanza vi informeremo di ciò che abbiamo messo in cantiere e dei tempi e luoghi di realizzazione.

Intanto vi salutiamo e continuiamo a rimanere solidali.

Un abbraccio

I volontari di ains onlus e aps presi nella rete

A teatro con “Amici del Guatemala”

La nostra Associazione è stata coinvolta nello spettacolo “da Shakespeare a Pirandello” di Giorgio Pasotti, che andrà in scena al Teatro Puccini di Firenze il 17 Novembre 2016 alle ore 21.15, costo del biglietto 15 euro. Gli organizzatori ci hanno fornito di biglietti da vendere: su ciascun biglietto venduto, l’Associazione tratterrà un terzo dell’importo, pari a 5 euro a biglietto.
Quello che ricaveremo andrà per il PROGETTO EMANCIPAZIONE DONNA che consiste nell’organizzazione di corsi di sartoria, cucina e orticoltura, nonchè aiuto tipo microcredito per un inizio di piccola attività, a supporto della FORMAZIONE UMANA, SOCIALE E LAVORATIVA FEMMINILE.
Per comprare i biglietti contattaci all’indirizzo mail amiciguatemala@yahoo.it o chiamateci al numero3284097118.
 
Lo spettacolo “da Shakespeare a Pirandello”, dell’autore letterario e compositore cinematografico e teatrale Davide Cavuti, è un percorso nel mondo della letteratura e del teatro attraverso le opere di due grandi scrittori quali William Shakespeare e Luigi Pirandello, i cui testi saranno interpretati dall’attore Giorgio Pasotti. Giorgio Pasotti li proporrà in modo originale, calandosi nei vari personaggi attraverso le loro storie intense e particolari.
L’omaggio a William Shakespeare comprenderà brani rielaborati tratti da “Giulio Cesare”, da “Amleto”, di alcuni dei suoi sonetti più celebri, mentre di Luigi Pirandello sarà interpretato “L’uomo con il fiore in bocca”.
Tra i due grandi autori, ci sarà un momento dedicato ad alcuni scrittori contemporanei e al cinema con la proiezione di alcune clip del film “Io, Arlecchino” di Giorgio Pasotti

AMICI DEL GUATEMALA ONLUS
Piazza Madre Teresa di Calcutta, 1 – 53100 Siena
tel 328-4097118