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Intervista all’infermiera Damaris Picon Lopez

In un contesto di Cooperazione internazionale crediamo sia importante il confronto e l’ascolto come anche la condivisione di idee.
Tramite Alvaro Aguilar Aldana, il nostro referente progettuale in Guatemala, abbiamo fatto alcune domande a Damaris Picón de Lopez, infermiera Ausiliaria, che per un periodo abbastanza lungo, interrotto dalla venuta della pandemia, ha lavorato presso il nostro Comedor Infantil. 
Le abbiamo fatto qualche domanda  per conoscerla come Infermiera ma soprattutto come persona.
Buongiorno Damaris, ti presenti?
Mi chiamo Damaris e sono infermiera dal 2010. Lavoro presso il Ministero della Sanità Pubblica dal 2015 e attualmente nella zona rurale, nei villaggi tra le montagne o comunque lontano dai centri abitati, dalle grandi città.  Sono madre di 2 bambini. Dopo le scuole medie ho studiato un anno diventando Infermiera ausiliaria perché la mia famiglia non poteva permettersi di farmi studiare all’Università. Ho studiato per poter avere un lavoro ed essere d’aiuto alle persone.
In Guatemala com’è il percorso di studi per diventare infermiera?
E’ di due tipi: Auxiliar de enfermería (infermiera Ausiliaria). Si studia un anno in una scuola dove si accede con il titolo di studio di terza media. Si diventa invece Enfermera Profesional (Infermiera professionale) studiando tre anni in Università.
Sono più le donne o gli uomini che studiano per diventare Infermiere?
In Guatemala ci sono un po’ più donne che studiano infermieristica ma c’è anche un buon numero di uomini interessati. Dove lavoro io ci sono 45 infermiere e solo 2 infermieri.
Si trova facilmente lavoro come Infermiera professionale o come Ausialiaria d’Infermieristica? 
Nel ministero della Sanità pubblica ci sono sporadiche opportunità di trovare lavoro, di essere assunte. Chi lavora per il Ministero sa che farà un lavoro impegnativo e duro perché bisogna camminare molto per raggiungere le comunità, specialmente quelle in montagna. A livello privato ci sono più opportunità di essere assunte anche se lo stipendio è basso. In questo periodo di pandemia sono però aumentate le occasioni di lavoro .
Dove può lavorare un’Infermiera’ 
A livello governativo i luoghi sono gli ambulatori presenti nei villaggi, negli ospedali regionali oppure in quelli nelle grandi città. Privatamente si può essere assunti negli ambulatori o negli ospedali anche se il salario è basso, senza troppe garanzie e con turni pesanti.
Come si lavorare in un paese come il Guatemala dove ci viene detto che l’assistenza sanitaria non è accessibile a tutte le persone che ne hanno bisogno quando si ammalano?
È molto difficile perché mancano risorse per essere in grado di soddisfare tutte le esigenze delle persone, soprattutto nelle zona rurale dove manca tutto. Non ci sono medici ma solo infermieri e se si verificano emergenze i pazienti devono essere mandati negli ospedali.
Puoi raccontarci com’è una tua giornata?
Mi alzo molto presto, alle 4 del mattino, alle 6 sono già in viaggio verso le comunità montane. Impiego un paio d’ore per arrivarci con un veicolo a doppia trazione o in moto. Con il tempo piovoso è molto difficile arrampicarsi a causa delle strade sterrate e senza manutenzione. Arrivata al posto di salute, pulisco l’ambulatorio, preparo il materiale che utilizzerò e inizio a prendermi cura delle persone. La media è di 45 visite giornaliere. Si arriva fino a 80 bambini durante i giorni delle vaccinazioni. A volte salto anche il pranzo per il tanto lavoro che c’è. Nel posto di salute sono da sola. Termino il turno alle 16 per arrivare a casa alle 18 circa. Preparo la cena per la mia famiglia e poi vado a dormire.
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Hai lavorato nel Comedor Infantil, il progetto che abbiamo a Santa Gertrudis. Cosa facevi?
Ho lavorato un anno e mezzo, dopo di che ho dovuto interrompere la collaborazione perché il Ministero della salute, causa la pandemia, mi ha chiesto più tempo al lavoro nelle comunità, aumentandomi le ore. Quello che ho fatto al Comedor mi è piaciuto molto perché mi sono occupato degli anziani e dei bambini. Ho fatto visite a domicilio incontrando e parlando con le persone. Il mio lavoro consisteva nella misurazione dei parametri vitali (controllo della pressione arteriosa e della glicemia), prevenzione ed educazione sanitaria, supporto al medico nelle visite che mensilmente si facevano all’interno del Comedor, organizzazione e preparazione delle giornate dedicate all’esecuzione del pap test.
Quando entri nelle case delle persone cosa trovi?
Molte necessità, molte persone bisognose, molti bambini con necessità educative … È così difficile spiegare la situazione che incontro nelle comunità. I sentimenti sono molti…
Quanto è importante educare le persone alla prevenzione delle malattie?
Il lavoro che faccio non riguarda solo la cura. Educare è molto importante perché curarsi è difficile a causa della mancanza di medicinali e forniture per cui si può incidere educando le persone. Ecco perché la prevenzione con l’educazione diventa sempre più necessaria.
Di cosa soffrono le persone che assiti a domicilio?
Diarrea, polmonite, raffreddore, tosse; dopo l’esecuzione di pap test si evidenziano casi di cancro uterino ma soprattutto c’è molta malnutrizione e questo influenza anche il processo di apprendimento dei bambini.
Come può essere d’aiuto un’infermiera in un paese in cui la violenza contro le donne, il machismo maschile e la differenza di genere sono molto comuni?
Nonostante tutta questa violenza, l’infermiera è ben vista e apprezzata. Il machismo nella parte montuosa del Guatemala è molto presente. Non si può, ad esempio, parlare liberamente di pianificazione familiare. L’infermiera è molto rispettata ma bisogna fare attenzione quando si parla di questi argomenti con le famiglie.
Abuso di droghe e prevenzione: quale ruolo può avere l’infermiera?
Nella zona in cui lavoro non ci sono problemi di droga, forse a causa della situazione economica che fa si che le persone non abbiamo soldi da spendere per comprarsi la droga. Ci sono invece problemi relativi all’abuso di alcol. L’infermiera ha sicuramente un ruolo molto importante dal punto di vista educativo e preventivo nell’affrontare problematiche di questo genere.
Infermieri e povertà. Cosa pensi tu che ogni giorno entri nelle case di persone che vivono in condizioni di fragilità e talvolta di estrema povertà?
Mi sento impotente non potendo fare nulla vedendo persone abbandonate al loro destino. Come ho detto prima, ci sono molti sentimenti che si provano di fronte a molte situazioni di povertà, a volte estrema, presenti nel paese.
Sanità pubblica o privata. Servizi sanitari gratuiti o a pagamento. Farmaci gratuiti o a pagamento. Cosa ne pensi?
La salute deve essere accessibile a tutti. In Guatemala è stata privatizzata e il privato ne ha tratto grandi profitti, soprattutto con i medicinali. Sebbene la legge dice che tutti hanno diritto gratuitamente di curarsi, non è così.
C’è una figura come l’infermiera scolastica nelle scuole guatemalteche?
Non c’è l’infermiera nelle nostre scuole. Sono i centri sanitari governativi ad essere responsabili del sistema di sorveglianza sanitaria scolastica. Nelle scuole sarebbe utile ed importante esserci, per quanto possibile, per portare formazione, prevenzione ed educazione ma si presta pochissima attenzione a causa dell’elevata domanda di assistenza, di cure, di interventi da parte della popolazione che vive nelle comunità per cui la medicina scolastica passa in secondo piano.
Cosa metti nella tua borsa quando vai al lavoro?
Porto un po’ di tutto: attrezzatura da lavoro, acqua, un pane, un frutto. Ora non manca il gel antibatterico oltre a portare ogni giorno una scorta di medicinali per le esigenze più importanti delle persone di cui devo occuparmi.
Consiglieresti a tuo figlio o a tua figlia di studiare infermieristica?
Si lo consiglierei, anche se si tratta di una professione impegnativa dove si fanno tanti sacrifici. Purtroppo il salario mensile è basso. I miei figli dicono che non vogliono fare l’infermiera perché li lascio soli per ore e ore.
Come hai lavorato in questo periodo di Covid?
Abbiamo riposato poco. Quando ci è stato detto che c’erano i primi casi di coronavirus e che dovevamo intervenire ero molto preoccupata a causa delle poche informazioni che avevamo. Siamo andati dove ci è stato detto, non importava se avevamo una famiglia, se tra i nostri famigliari c’era qualcuno ammalato. Siamo andati dove ci hanno mandato. Ho imparato a fare i tamponi e prendermi cura delle persone. Sono stata lontano da casa e lontano dalla mia famiglia per 2 mesi… è stata un’esperienza molto forte.
In Italia, gli infermieri che hanno lavorato durante il covid sono considerati eroi anche se non ci piace questa parola. 
Come ti consideri?
Mi considero “privilegiata” per aver servito e aiutato la mia comunità però non posso non avere paura di tornare a casa pensando di poter infettare la mia famiglia. Siamo tutti vulnerabili alla pandemia, ma sappiamo che altre persone nei villaggi hanno ancora bisogno di noi per ottenere conforto di fronte alle loro sofferenze.
Vi ringrazio molto per questa intervista che mi aiuta a riflettere su quello che faccio.

Ritorno dal Guatemala

Una utile riflessione di Ruggero che non deve scoraggiare ma rinforzare la volontà di solidarietà con chi opera per il bene del Guatemala.

Buongiorno, il 10 settembre sono atterrato a Milano Malpensa con un volo proveniente da città del Guatemala dove ho trascorso pochi giorni (10) ma particolarmente ricchi di emozioni che brevemente vi racconto. Intanto vi dico che ho visto un paese molto pericoloso dove è aumentata sempre più la violenza tra le persone e, viene proprio da dire, che ci si ammazza per il gusto di farlo. Tutte le mattine, appena sveglio, sul telefonino mi collegavo a la Prensa Libre, il quotidiano più letto nel paese, e, sempre, le notizie erano racconti di violenze tra uomini, di uomini contro le donne e tante nei confronti dei bambini. Su tutte, tre mi hanno particolarmente colpito: l’uccisione in pieno giorno di un autista di un autobus cittadino che in una zona della capitale è stato ammazzato e scaraventato per strada mentre era alla guida. Una storiaccia di una mamma che fotografava la figlia di 5 anni vendendo le foto via internet ad una persona negli Stati Uniti, guadagnando 50 dollari. L’imboscata nei confronti di 4 militari in una zona del Paese ai confini con il Belize e l’Honduras, zona ricca di piantagioni di Palma Africana da cui si ricava l’olio usato nell’industria alimentare. Imboscata che ha provocato 3 morti e un ferito che si è salvato e ha potuto raccontare. Imboscata che ha causato una reazione immediata del governo del Guatemala con un coprifuoco, che non mi era mai capitato di vivere, in alcune regioni del paese compresa quella de El Progresso dove c’è il nostro progetto, il Comedor infantil, la nostra struttura. Coprifuoco che significa non poter fare nulla per 30 giorni una volta calato il sole, nemmeno ritrovarsi per strada in 3-4 persone per bersi una birra o fare quattro chiacchiere. Non è una bella sensazione e non si vive per niente bene in un contesto dove esci alla mattina ma non sai se ritornerai a casa alla sera. Questo è il Centro America, il Guatemala. Verrebbe da dire aggiungendo: ” di cosa ti stupisci?”. Gia![

Non commento anche se una certa idea me la sono fatta, per rispetto del paese che ci ospita in solidarietà da 20 anni, perché non conosco bene le dinamiche politiche e sociali e soprattutto perché sarebbe una mancanza di rispetto giudicare ciò che vedo andandoci solo un paio di volte all’anno per poche settimane. Certo è che non è il massimo e più mi informo, più vedo cose che non capisco e spaventano. Poi c’è la parte turistica del paese che accoglie, coccola e difende. Però questo è un altro capitolo che andrebbe analizzato. E’, ripeto, un paese sempre più complicato che ogni volta che ci vado mi sembra sempre peggio anche se ci sono realtà che ho incontrato e vogliono reagire, a fatica, riuscendoci. Il viaggio, per quanto riguarda i nostri progetti, è andato bene. Mi è servito passare del tempo con Alvaro, il nostro referente progettuale, per capire cosa si può fare per migliorare quello che stiamo facendo. Purtroppo è triste constatare che la salute non è una priorità per chi è povero ed essendo che spesso vivono alla giornata: “prima si mangia e poi quando ci ammaleremo…si vedrà. Va potenziato sicuramente il progetto del Sostegno a Distanza che coinvolge 40 tra bambine e bambini, 26 anziani e 7 giovani che frequentano il nostro Collegio aperto a gennaio di quest’anno. Sostenere a Distanza uno di questi bambini li aiuta veramente perché il denaro investito (200 euro all’anno) va a finanziare loro, che frequentano la struttura, per fornire educazione, cibo, intrattenimento e, in caso di necessità, cure sanitarie gratuite. Il sostegno degli anziani con il progetto “Bolsa Solidaria” che consiste nel fornire una volta al mese ad un anziano una borsa di alimenti, li aiuta nel diversificare ed integrare la loro alimentazione. Ricordiamo che in Guatemala gli anziani insieme ai bambini e alle donne sono una categoria del paese veramente fragile. E poi occorre potenziare l’Alojamento Santa Gertrudis e la piccola Tienda alimentare all’interno del Comedor Infantil. L’ Alojamento è 12 posti letto messi a disposizione dei viandanti che passano per lavoro o turismo dalle parti del Comedor Infantil. E’ sui vari motori di ricerca e sta, lentamente funzionando. Con 16 euro si dorme, con 3 euro si fa colazione e l’utile di cassa va a finanziare la struttura e le attività che in essa si svolgono. La piccola Tienda alimentare, un piccolo negozio, funziona perché la gente compra e, anche in questo caso, l’utile di cassa finanza il progetto. Poi c’è tutto il resto che è posti di lavoro, educazione, valori condivisi e la visione di un futuro per i bambini e gli anziani e le loro famiglie. Questo è e questo è ciò che mi porto a casa da un viaggio breve ma intenso di emozioni. Bisogna viaggiare per conoscere ed aprire la mente. Bisogna aver voglia di ascoltare ed osservare e soprattutto occorre cambiare rotta educandoci un po’ tutti alla solidarietà. C’è un gran bisogno di rimanere solidali perché non c’è alternativa e soprattutto ne vale la pena. Continuate a seguirci, se volete e potete.

Ruggero

Di nuovo in Guatemala

Dal 26 ottobre al 4 novembre saremo nuovamente in Guatemala per incontrare gli amici del “Comedor Infantil-Casa 4 luglio” e per seguire due progetti a cui teniamo molto: portare musica di qualità ed emozioni tramite la chitarra, la professionalità e la manualità di Massimiliano Alloisio e per seguire i lavori di un reportage fotografico che abbiamo commissionato a Giuseppe Dezza, fotografo con anni di esperienza in Salvador, perché è arrivato il momento di raccontare con immagini dove cooperiamo, con chi e perché.
Con Massimiliano Alloisio (comincia i suoi studi musicali di chitarra classica col Maestro Franco Brambati, approfondendo le tematiche della chitarra flamenca col Maestro Juan Lorenzo. Segue seminari coi Maestri Oscar Herrero, Miguel Rivera, José Postigo e Maurizio Colonna. Particolarmente attratto dalla composizione e dall’arrangiamento, si laurea all’Università di Pavia in Musicologia) andremo a regalare musica ed emozioni a 1000 metri nella comunità de El Bosque dove si coltiva caffè (qui da un anno, insieme alla Cooperativa Shadilly, alla Cooperativa Mondosolidale, all’associazione la Giostra del Sorriso e l’APS Presi nella Rete, finanziamo un piccolo ambulatorio che garantisce quotidiani servizi infermieristici e medici), ad Incontrare gli studenti dell’Università PanAmericana e i bambini, le mamme e i loro fratelli che seguiamo nel Comedor e che vivono nella Baraccopoli di Santa Gertrudis.
Sarà un piccolo viaggio, il secondo di quest’anno, per continuare ad esserci e contribuire a far crescere la cultura della solidarietà, del dono e della condivisione in un paese, il Guatemala, dove siamo presenti da 20 anni.
Se vi va vi terremo aggiornati e…buona giornata da Elisa, Giulia, Renza, Andrea e Ruggero (Volontari AINS onlus)

Da Borgo Ticino al Guatemala: siamo sulla stessa barca

Segnalo questo articolo pubblicato su “La provincia pavese” di qualche giorno fa. Bravi gli amici dell’AINS!

Noi abbiamo un obiettivo su tutti: coinvolgere 40 persone che vogliano investire in solidarietà attivando 40 sostegni scolastici a distan­za in Guatemala presso il “Comedor In­fanta-Casa 4 luglio”, il progetto per i po­veri di una baraccopoli che stiamo se­guendo dal2012.

In questo momento la solidarietà in­ternazionale, la cooperazione, quella “grande” fatta dalle Ong o “piccola” co­me quella di un’associazione semplice come la nostra, è vista come “un qual­che cosa in più”, una non-priorità per­ché il ragionamento che ci sentiamo spesso fare è: “Se devo aiutare qualcuno, lo aiuto qui dove vivo, dove di poveri ce ne sono tanti. E’ vero: per essere d’aiuto non c’è biso­gno di andare fino in Guatemala. Noi, volontari di Ains onlus la cooperazione la facciamo anche qui a Pavia, da due anni in Borgo Ticino, in un ex comitato di quartiere, insieme a persone anziane socie di un’associazione di promozione sociale. Ma continuiamo a farla anche in Guatemala perché c’è una grossa diffe­renza tra chi vive in un paese centroamericano senza nessuna garanzia di diritti sociali e sanitari e chi vive qui a Pavia con tanti problemi ma comunque una sanità che funziona, un servizio sociale che dà risposte e una scuola che istruisce. Questa, secondo noi è la differenza che deve farci riflettere sull’importanza di un gesto solidale e semplice come quello di sostenere scolasticamente a distanza una bambina che grazie alla vo­glia di continuare a rimanere solidali ha la possibilità di avere un futuro o almeno di immaginarlo.

Il bello di fare volontariato (il nostro impegno nasce nel 19i)8) è che non si hanno certezze, tutti i giorni si affronta una sfida diversa, impegnativa, inaspet­tata perché ì bisogni sono tanti e sempre differenti. La nostra storia di impegno solidale ha 19 anni e spesso ci chiediamo che senso abbia continuare ad impegnarsi in Guatemala o in Borgo Ticino. È una domanda che è giusto porsi per cercare di capire come continuare mi­gliorandosi, e più ce lo chiediamo, più cresce in noi una certezza: vale comun­que sempre la pena impegnarsi per sconfiggere la povertà ovunque essa sia, perché comunque siamo tutti nella stes­sa barca indipendentemente da dove si vive e nessun muro, che qualcuno ogni tanto tenta di alzare, ci farà felici perché dipendiamo troppo l’uno dall’altro. E ne vale ancora più la pena per chi, come noi, svolge lavori nel sociale e in ambito sanitario.

È quasi come se tosse una responsabi­lità mettere a disposizione il proprio sa­pere, il proprio tempo e parte del pro­prio denaro per progettualità che abbia­no una visione ampia perché la deriva a cui stiamo andando incontro si combat­te non smettendo mai di impegnarsi e continuando a rimanere solitidali, ognu­no per quello che può fare.

Renza Baroni, Giulia Dezza, Elisa Moretti, Andrea Bellingeri, Ruggero Rizzinl

volontari Ainsonlus, Pavia

 

Attività AINS e Comedor infantil

AINS ONLUS (Associazione Italiana Nursing Sociale)

Buongiorno,
disturbiamo per raccontarLe cosa abbiamo fatto a Pavia e in Guatemala presso il Comedor Infantil, nei primi 6 mesi di quest’anno. Oltre ad aver organizzato eventi, incontri, momenti di condivisione e un viaggio in Guatemala, breve ma intenso, ci siamo concentrati su due progetti che apparentemente sembrano distanti tra di loro ma in verità sono molto vicini e collegati.
In Borgo Ticino continua il progetto denominato l’Armadio dei Pigiami arricchendosi di una novità molto interessante: l’Infermiere di Quartiere. Infermiere di Quartiere presente e utile alla cittadinanza dal primo giugno fino a fine anno. La nostra speranza e soprattutto il nostro impegno è di continuare anche l’anno prossimo e poi ancora nel 2019. L’obiettivo è un triennio, una
progettualità di tre anni perché riteniamo sia un progetto interessante e soprattutto perché i progetti anche se micro, devono essere spalmati su tre anni per poter capire se sono utili alla comunità.
Comunità fatta di persone a cui vengono tolti dei servizi, soprattutto agli anziani, per cui se la politica non da risposte è necessario che queste risposte arrivino dal basso, da tutti quei cittadini che
sanno fare qualche cosa e mettono a disposizione il loro sapere per soddisfare un bisogno e soprattutto si impegnano per creare una solidarietà comunitaria. Se non ci aiutiamo a vicenda, saremo perdenti in tutto e….nessuno si salva da solo. Questo è un progetto semplice con un impegno economico di 3 mila euro all’anno completamente autofinanziato dalla nostra associazione
con donazioni di cittadini solidali. Nel caso in cui volesse sostenerci, questo è il nostro IBAN

IT70 W076 0111 3000 0004 6330 429
Codice BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX CIN: w

ABI: 07601
CAB: 11300

N.CONTO: 000046330429 Causale: PROGETTO INFERMIERE DI QUARTIERE

Guatemala

Il Comedor Infantil continua a passo spedito. Il 4 luglio di quest’anno ha compiuto 5 anni di vita con tante novità.
La prima è che tutta la struttura viene finanziata da noi di Ains onlus ma per il 25% (non è poco) dall’associazione Moises Lira Serafin, nostra partner progettuale in Guatemala. La seconda novità è
che le donne che ci lavorano con un contratto a tempo indeterminato, dal primo di gennaio di quest’anno hanno deciso di auto tassarsi donando il 3-5% del loro stipendio per creare un fondo
comune di auto sostentamento della struttura. Hanno deciso di fare questo perché il Comedor infantil, che da loro uno stipendio, è e deve diventare sempre di più anche un luogo loro, un bene
comune da salvaguardare e rispettare. Un passaggio culturale enorme e importantissimo frutto di una condivisione, discussione e accettazione di una decisine pensata insieme. Ma non solo questo:
Alvaro, il nostro referente progettuale, si è attivato per fare in Guatemala una serie di sostegni scolastici a distanza trovando la disponibilità di 10 persone disposte a sostenere un bambino ospite
del Comedor, investendo nella sua educazione dai 50 ai 75 quetzales al mese. Tra i 6 e gli 8 euro al mese. Che dire? Anche qui un passaggio culturale importantissimo!!!
Noi di Ains onlus, abituati a raccogliere in Italia fondi per i progetti di sostegno a distanza in Guatemala, non avremmo mai pensato che si potesse fare anche in Guatemala dove la povertà a volte è estrema. Però è anche vero che la solidarietà non ha confini e anche tra di loro c’è chi sta un po’ meglio economicamente e può e vuole aiutare i propri concittadini.
Altre due novità importanti ci riempiono di gioia e ci fanno comprendere come il Comedor stia diventando sempre più un luogo importantissimo per chi vive nella baraccopoli di Santa Gertrudis.
1. L’anno scorso un bambino che vive a El Rancho, il paese al di la del fiume dopo Santa Gertrudis dove ha sede il Comedor Infantil, è stato allontanato dalla famiglia per problemi legati alla scarsa
attenzione nei suo confronti (poca cura igienica, mala attenzione, lavoro minorile,ecc.). Tutto ciò aggravato dal fatto che il padre aveva perso il lavoro per cui le entrate economiche erano diminuite.
Due settimane fa il Giudice dei minori lo ha fatto ritornare in famiglia e dopo un colloquio la psicologa del Tribunale ha chiesto ad Alvaro se il bimbo può andare due volte alla settimana al
Comedor Infantil ritenendolo un luogo adatto alla sua crescita educativa potendo socializzare con gli altri bambini. Questo è importantissimo perché il Comedor Infantil inizia ad essere riconosciuto come luogo di crescita, socializzazione e recupero per tutti quei bambini che hanno un problema sociale di fragilità.
2. Sabato 27 maggio, 70 studenti dell’Università Pan Americana hanno iniziato a frequentare il Comedor dalle 8 alle 17 perché l’Università cercava un luogo adatto per fare lezione agli studenti
vista la carenza di aule. Università che paga un affitto di 1.200 quetzales (poco più di 130 euro) che viene reinvestito nelle attività per i bambini e gli anziani. Questi sono alcuni dei nostri piccoli,
costanti e quotidiani passi che stiamo facendo insieme alle donne del Comedor.
Continui a seguirci e sostenerci, se può e vuole, perché ne vale la pena.
Questo è il nostro IBAN per poter fare sempre di più

IT70 W076 0111 3000 0004 6330 429
Codice BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX CIN: w

ABI: 07601
CAB: 11300

N.CONTO: 000046330429 Causale: PROGETTO COMEDOR INFANTIL

Grazie mille dai volontari di Ains onlus
Elisa, Giulia, Renza, Andrea e Ruggero

I.C.A.L. (Ipotesi Cooperazione America Latina)

Gentilissime/i tutte e tutti,

Vi scriviamo per comunicarvi che, sempre mossi dalla curiosità, dalla voglia di conoscere e dall’amore per un paese lontano ma fantastico,  nasce I.C.A.L. (Ipotesi Cooperazione America Latina)

Non è semplice pensare e fare Cooperazione Internazionale però questa forma di solidarietà “lontana” ci piace perché nessuno si salva da solo e tutti abbiamo, prima o poi, bisogno di tutti. Per migliorarci, confrontarci con chi conosce e opera in Guatemala e in Centro America e per pensare ad una cooperazione che non sia solo raccolta fondi ma anche cultura del paese in cui si opera, noi di AINS ONLUS insieme all’APS PRESI NELLA RETE, abbiamo deciso di ceare I.C.A.L. (Ipotesi Cooperazione America Latina) con l’obiettivo di:

  1. Promuovere la cultura della cooperazione sanitaria e sociale, della solidarietà e delle buone pratiche di coesione sociale.
  2. Creare una comunità di persone, operanti in Guatemala e America latina, con idee e storie diverse ma unite da valori comuni di solidarietà.
  3. Promuovere la conoscenza di buone pratiche solidali e di cooperazione in Guatemala e America latina,  all’interno di realtà associative piccole o grandi, ma anche di chi, mosso da valori di solidarietà e cooperazione opera in maniera autonoma.
  4. Creare cultura della cooperazione sanitaria e sociale, della solidarietà e delle buone pratiche di coesione sociale incontrando cooperanti, letterati, registi, giornalisti per far circolare le idee e le conoscenze attraverso iniziative culturali (presentazione di libri, reportage, momenti di dialogo, confronto, proiezioni di documentari, musica e iniziative formative)
  5. Lavorare per promuovere la cooperazione in Guatemala e America Latina promuovendo l’operato di chi, in questo continente, si adopera per il bene comune (associazioni di volontariato locali, ONG)
  6. Porre le basi per collaborare, all’interno di   I.C.A.L., con tutte le associazioni che operano in Guatemala e America latina con sede legale anche fuori della nostra provincia

Non sarà facile ma ci proviamo e intanto vi informiamo nel caso in cui vi venisse voglia di far parte di questo progetto con qualche idea.

Appena terminato questo periodo di vacanza vi informeremo di ciò che abbiamo messo in cantiere e dei tempi e luoghi di realizzazione.

Intanto vi salutiamo e continuiamo a rimanere solidali.

Un abbraccio

I volontari di ains onlus e aps presi nella rete