Breve storia

Il periodo aureo della storia del Guatemala coincide con la civiltà dei Maya che, guidati da una classe sacerdotale dominante, svilupparono l’agricoltura, l’astronomia, la matematica, l’architettura. Diventa poi dominio spagnolo nel 1523 con la conquista da parte dello spietato Alvarado, luogotenente di Cortés. Il risveglio nazionalista ad opera soprattutto dei creoli (bianchi nati nel Nuovo Mondo) porta il Guatemala all’indipendenza nel 1821 ed all’impianto di uno stato nobiliare che si basa sul lavoro semischiavistico degli indigeni, mentre la penetrazione economica inglese sostituisce gradualmente quella spagnola. Fra il 1890 e il 1900 si insedia il capitale statunitense, che assume il controllo dell’economia (piantagioni, centrali elettriche, ferrovie ecc.), e si costituisce la United Fruit Company che tanta nefasta parte avrà nella storia del paese.  Seguono 50 lunghi anni di feroci dittature (Cabrera, Ubico) in una situazione di sostanziale stagnazione che si conclude con la grande rivoluzione democratica e legalitaria dal 1944, la quale segna la rottura con la sequela di regimi oppressivi e totalitari. Nel giugno 1954 un esercito di mercenari, comandato dal colonnello Carlos Castillo Armas e sostenuto dagli Stati Uniti, penetrò in Guatemala e rovesciò Arbenz Guzman, che fu costretto all’esilio. Dopo aver cacciato i partiti progressisti e il partito comunista, le elezioni successive assegnarono la maggioranza ad Armas, che abolì la riforma agraria, restituì i terreni ai vecchi proprietari, instaurando un regime militare e diede inizio a 30 anni di guerra civile. Nelle elezioni politiche del 1995 viene eletto presidente il conservatore moderato Alvaro Arzù. Egli diede una decisa accelerazione alle trattative di pace tra il governo e la guerriglia, infatti, nel 1996 nella capitale guatemalteca alla presenza di altri capi di governo e rappresentanti internazionali, si arrivò alla definitiva firma degli accordi di pace, che pose fine a 36 anni di conflitto armato interno. Dopo la fine degli accordi si è registrata la fine della repressione organizzata dallo stato, ma non si è raggiunta la smilitarizzazione della società e l’applicazione di una riforma agraria. A testimoniare il continuo uso della violenza è stata anche l’uccisione del vescovo Gerardi che nel 1998 aveva presentato un documento, “Guatemala nunca màs”, che provava migliaia di casi di gravissime violazioni di diritti umani. Nelle elezioni presidenziali del 1999, l’enorme difficoltà della grande massa povera della popolazione ad esercitare il diritto di voto, ma soprattutto la grande paura generata dai gruppi paramilitari organizzati ancora operanti, hanno determinato la vittoria del Fronte Repubblicano Guatemalteco, il partito del generale Rios Montt.

Forma di governo Repubblica presidenziale
Superficie 108.889 Km²
Popolazione 11.237.000 ab. (censimento 2002)
16.176.000 ab. (stime 2015)
Densità 149 ab/Km²
Capitale Città del Guatemala
(995.000 ab., 1.265.000 aggl. urbano)
Moneta Quetzal guatemalteco
Indice di sviluppo umano 0,581 (133° posto)
Lingua Spagnolo (ufficiale), idiomi Maya
Speranza di vita M 69 anni, F 76 anni

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